Colombia in protesta per Yuliana, la bambina violentata e uccisa da un ricco del paese

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    Colombia in protesta per Yuliana, la bambina violentata e uccisa da un ricco del paese

    A Bogotà, nella capitale della Colombia, è in corso una protesta: migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere giustizia per Yuliana,la piccola di sette anni violentata e trovata morta in un appartamento dove vivono persone facoltose. La bambina era stata rapita il 4 dicembre nel quartiere poverissimo dove abitava e una settimana dopo è stato ritrovato il cadavere in una vasca da bagno in una casa sfitta del quartiere di Alto Chapinero. E’ stato identificato il colpevole. E’ stata uccisa da un ricco del paese: si tratta di un membro della ricca famiglia degli Uribe Noguera, costruttori in vista nella capitale, un 38enne architetto.

    Lo stupratore è anche un abituale consumatore di cocaina. L’uomo ha cercato di fuggire all’arresto chiudendosi in una clinica per tossicodipendenti, ma il caso ha talmente scosso l’opinione pubblica che la polizia ha forzato la cattura dell’uomo. Infatti non è cosa scontata: in Colombia c’è molta corruzione e in questo caso l’accusa riguarda una famiglia molto conosciuta e potente. Purtroppo è una piaga nel paese: si stima infatti che ogni giorno siano violentati fino a quaranta bambini, numero scioccante aggravato dal fatto che sono reati impuniti. L’uccisione della piccola Yuliana ha quindi scatenato un’ondata di rabbia nella capitale per chiedere giustizia, per fermare questo scempio e far sapere al mondo intero che ogni giorno avvengono stupri a danno di bambini operati da personaggi “in vista”. Che proprio per la condizione economica privilegiata alla fine non pagano, ma vengono protetti dallo Stato.

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    La morte della piccola Yuliana per dire basta agli stupri

    L’ondata di proteste, la cui eco è arrivata anche nei giornali stranieri, è stata mossa dalla morte della piccola Yuliana. La bambina era proveniente da una famiglia povera di origine indigena ed era giunta a Bogotà dal sud del paese. Quel maledetto 4 dicembre stava giocando vicino casa sua, quando è stata rapita e violentata. Ovvio quindi che il movente non sia stato il riscatto. Purtroppo sono casi molto frequenti nel paese sudamericano e mietono tante giovani vittime. Adesso la gente è scesa in piazza per dire basta a questi orrendi crimini impunti. Sperando che non ci sia nessun altro bambino a dover pagare. E’ una vera e propria piaga, nonostante gli sforzi negli anni da parte del governo per combatterla. Ad ottobre scorso già in tutta l’America del Sud, dall’Argentina al Cile, dalla Bolivia alla Colombia c’erano state manifestazioni “Ni Una Menos”. Partita da Buenos Aires in seguito alla morte violenta di Lucia Perez, la 16enne stuprata fino a morire, si era estesa anche in Colombia per dire basta a femminicidi e abusi sessuali.