Natale 2016

CIAI contro la malnutrizione

CIAI contro la malnutrizione
da in Bambini, Genitori

    campagna CIAI

    “Non ha voce, ma ha fame” è la campagna che CIAI (Centro italiano Aiuti all’Infanzia) ha promosso per migliorare la situazione in Costa d’Avorio dove purtroppo, a tutt’oggi, sono centinaia i bambini e le mamme a morire di malnustrizione. Per saperne di più abbiamo intervistato Camilla d’Alessandro, direttore territoriale Africa occidentale; Simona Molteni, responsabile raccolta fondi; Francesca Silva, direttore territoriale Europa. Ecco cosa ci hanno risposto.
    PER SAPERNE DI PIU’ SULLA CAMPAGNA CIAI, CLICCA QUI.

    Com’è adesso la situazione in Costa D’Avorio? Cosa è cambiato rispetto a qualche anno fa?
    E’ un paese che ha vissuto la guerra civile: nessuna guerra è meno grave di un’altra, ma quella civile all’interno di uno stato, lo danneggia alle radici ed è provocata dall’odio e dall’incomprensione con la tua stessa gente, con la quale frequenti la stessa scuola, condividi la stessa città. Spesso la diversità di religione, etnia e origini è vista come un fattore di rischio.
    Ora la Costa D’avorio non è più in guerra e la gente riesce a muoversi e circolare abbastanza tranquillamente, paura dell’ebola permettendo. Lo Stato sta investendo molto per il reinserimento sociale degli ex-combattenti che rischiano di votarsi alla delinquenza, ma sta altrettanto richiamando gli operatori economici che avevano lasciato il Paese per rilanciare l’economia; ha inoltre chiesto aiuto alle Organizzazioni internazionali per ricostruire le strade, le scuole e gli ospedali mitragliate e distrutte nel conflitto.
    Il cambiamento è un processo medio-lungo, ma crediamo che le donne e i bambini siano l’elemento chiave per crescere una generazione più consapevole dei propri diritti e dei propri doveri: per questo la strategia di questo progetto punta tutto sulle mamme!

    Quanto è importante la costruzione di un centro nutrizionale pubblico ora?
    Costruire il centro di nutrizione presso l’ospedale di Alépé vuol dire mettere a disposizione dei bambini di un intero distretto una struttura di riferimento per i casi di malnutrizione grave che non possono essere prese in carico e fronteggiate nei villaggi sparsi sul territorio.
    Per un bambino malnutrito e per la sua famiglia vuol dire trovare un centro attrezzato e con personale specializzato e formato nella cura della malnutrizione; operatori che riconoscono i sintomi e sono in grado di curarlo e dare indicazioni alla famiglia su cosa sta succedendo al loro bambino e cosa dovranno fare a casa dopo che sarà “recuperato”.
    Le famiglie troveranno un posto autogestito da altre mamme che, formate dal personale di progetto, alleveranno polli e conigli e coltiveranno ortaggi per il proprio sostentamento famigliare e quello del centro stesso. In questo modo, al di là del costo iniziale per la costruzione sostenuto dal progetto, le attività del centro nutrizionale saranno sostenibili economicamente in futuro.

    Quali sono gli interventi che in questi anni sono stati fatti?
    In questi anni il CIAI si è occupato della prevenzione della trasmissione dell’HIV da madre a bambino a beneficio di 100 mamme. Quelle che avevano un buono stato di salute ed erano senza lavoro hanno creato un gruppo di auto aiuto all’interno del loro villaggio, una specie di cooperativa femminile che produce ortaggi e alleva polli.
    Abbiamo inoltre costruito 3 scuole primarie a beneficio di 1.000 bambini circa e ci siamo occupati della lotta alla malnutrizione nelle zone degradate di Abidjan, quartiere di Gobelet. Inoltre stiamo per avviare la costruzione di 14 scuole primarie nel nord del paese.

    Quanto è importante l’educazione ad un consumo responsabile anche nei Paesi occidentali?
    La società occidentale ha negli ultimi decenni modificato radicalmente i propri stili alimentari privilegiando cibi economici e veloci da preparare, assecondando dettami commerciali che inducono a scelte alimentari poco responsabili.

    Questi atteggiamenti non solo comportano delle conseguenze per la nostra salute, ma incrementano i disequilibri a livello internazionale. Nel mondo oggi abbiamo due estremi preoccupanti: da una parte quasi un miliardo di persone non ha accesso ad una alimentazione dignitosa e un altro miliardo si nutre in modo eccessivo e scorretto. E’ fondamentale quindi creare occasioni di conoscenza e consapevolezza per le nuove generazioni, per una crescita individuale e sociale responsabile. Le attività di educazione ad un consumo responsabile nelle scuole sono un’opportunità educativa per stimolare il pensiero critico su temi di vita quotidiana e per suggerire azioni consapevoli. Ciò che si approfondisce a scuola può diventare azione, trasformarsi in un comportamento quotidiano, in qualcosa che si fa, che tutti possiamo fare.

    Cosa si propone la campagna “Non ha voce ma ha fame”?
    La campagna vuole sensibilizzare sul problema della malnutrizione dei bambini e sulle diverse modalità per combatterla a secondo dei contesti. L’obiettivo ultimo è quello di raccogliere fondi, attraverso donazioni al numero 45505 (fino al 4 marzo) per intervenire concretamente in Costa d’Avorio, con la costruzione di un Centro nutrizionale e un’azione di prevenzione e sviluppo che prevede il coinvolgimento delle mamme; in Italia attraverso attività di educazione alimentare per i bambini delle scuole elementari.
    La campagna prevede la promozione attraverso tv, radio, stampa, social networks. Può contare sull’appoggio e sul sostegno di tanti amici: dai testimonial – Gioele Dix, Maria Amelia Monti, Marco Columbro, Gianluca Guidi, Pamela Villoresi e lo chef Massimo Meloni – alle aziende amiche come Universo Sport e Coop Lombardia fino agli amici di Firenze Corre.
    CIAI con questa campagna vuole invitare tutti a dire il proprio NO alla fame attraverso una semplice donazione al 45505 (con SMS da cellulare o chiamata da rete fissa). Con 2 euro è possibile salvare dalla fame un bambino.

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