Chinyere Emmanuel, la vedova del migrante ucciso a Fermo e la sua lezione d’umanità

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    Chinyere Emmanuel, la vedova del migrante ucciso a Fermo e la sua lezione d’umanità

    Amedeo Mancini, l’ultrà accusato di omicidio preterintenzionale per la morte del migrante nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi avvenuta il 5 luglio scorso, ha patteggiato la pena di 4 anni. Chinyere Emmanuel, la vedova del migrante ucciso a Fermo era presente all’udienza insieme ai suoi avvocati e ancora una volta ha dato a tutti la sua lezione d’umanità. La donna ha infatti rinunciato alla costituzione di parte civile, rifiutando così ogni pretesa risarcitoria. Ha solo chiesto, secondo il suo desiderio, l’aiuto economico, concordato con Mancini, per il rimpatrio della salma in Nigeria.

    L’avvocato Letizia Astorri specifica infatti: “ciò che la sentenza non racconta è che Chinyere, compagna di Emmanuel, oggi ha rinunciato a ogni azione risarcitoria nei confronti di Mancini, a fronte del pagamento dell’unica somma di 5.000 euro richiesta per il rimpatrio in Nigeria della salma di Emmanuel, essendo l’unico desiderio espresso dalla parte offesa. Dopo un lungo processo mediatico, tante rivendicazioni sull’esistenza di una scriminante per legittima difesa, tante ricostruzioni prive di riscontro, super testimoni che hanno raccontato fatti e circostanze oramai smentite, l’unica e sola verità rimasta, è quella raccontata dalla sentenza di patteggiamento”.

    Prosegue poi : “tanto clamore per nulla, qualcuno direbbe, visto che oggi c’è un colpevole che si professava innocente e una parte offesa, che tale è sempre stata, che in Italia è venuta senza niente e che di certo non si è voluta approfittare della situazione, volendo unicamente dar pace alla salma del compagno morto in quel maledetto 5 luglio 2016”.

    Mancini ha patteggiato davanti al gip di Fermo Maria Grazia Leopardi la pena di 4 anni: delle tre aggravanti contestate è stata ritenuta insussistente quella dei motivi abietti e futili, mentre è stata mantenuta quella razziale; riconosciuta invece a Mancini l’attenuante della provocazione. L’ultrà resta agli arresti domiciliari, ma avrà un permesso giornaliero di otto ore per recarsi al lavoro.

    L’uccisione di Emmanuel per difendere Chinyere

    L’omicidio del richiedente asilo di 36 anni, di nazionalità nigeriana, è avvenuto a Fermo il 5 luglio scorso. Emmanuel stava passeggiando con Chinyere, finendo in coma irreversibile dopo la colluttazione con Amedeo Mancini, 38 anni. Dalle ricostruzioni, il nigeriano aveva reagito agli insulti razziali rivolti alla donna e uno dei colpi subiti aveva causato l’emorragia cerebrale, per la quale poi è morto. Anche Chenyere era stata picchiata, riportando escoriazioni alle braccia e a una gamba.

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    Il canto straziante di Chinyere

    Dopo l’uccisione del marito, Chinyere ha sempre mantenuto la sua dignità, dando più volte lezione di vita. Il giorno del funerale, mentre tutti piangevano, la donna ha detto: “mettetevi in cerchio” e poi si è messa a cantare, ma non era un vero e proprio canto, “assomigliava a qualcosa che arrivava dal cielo”, così sembrò alle religiose che la sorreggevano, qualcosa che partiva dall’alto e arrivava ovunque. E la voce di Chinyere che si alzava e diceva: “Dio perché?”. Una litania da lei stessa improvvisata e che suonava come un grido di disperazione.

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    La difficile vita di Chinyere: da Boko Haram alla Libia

    Chinyere era venuta in Italia con il suo compagno dopo che una bomba di Hoko Haram aveva distrutto la sua casa, uccidendo anche la loro bambina di due anni e mezzo. Sono scappati per raggiungere l’Italia. Lei in Nigeria era studentessa di medicina. In Libia però in seguito ad un pestaggio perde anche il bambino che aveva in grembo. E poi di nuovo il dolore, il suo compagno che avrebbe dovuto sposare in Italia, che viene ucciso.

    Eppure è una donna forte, di grande dignità. Non ha mai espresso odio nei confronti di chi le ha tolto il sogno più grande, e anzi ha trovato il modo per esprimere la sua riconoscenza a tutti quelli che le sono stati vicini: “voi italiani non siete come lui“, aveva detto Chinyere, commossa per i tanti che le avevano dimostrato affetto e per l’umanità che aveva riscontrato nell’accoglienza ricevuta a Fermo e in Italia.

    “Sognavano di ottenere lo status di rifugiati e di trovare una casa e un lavoro”. Lei avrebbe finito gli studi universitari in medicina, lui analfabeta, avrebbe frequentato una scuola italiana. Questo era il suo sogno. Oggi invece questa è la grande lezione di umanità che dona a tutti noi.