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Chi era Gabriele Sorrentino, il padre che ha ucciso a martellate i due figli

Chi era Gabriele Sorrentino, il padre che ha ucciso a martellate i due figli
da in Attualità, Cronaca
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    Chi era Gabriele Sorrentino, il padre che ha ucciso a martellate i due figli

    AP/LaPresse

    Gabriele Sorrentino, il padre che ha ucciso due dei suoi tre figli a martellate a Trento, aveva paura che venissero scoperte le sue bugie? Questa è l’ipotesi su cui indagano gli inquirenti, il motivo che potrebbe aver scatenato l’inferno in quell’attico che si affaccia sull’elegante quartiere “Le Albere”, in cui ha massacrato i due bimbi, di 4 e 2 anni, per poi suicidarsi lanciandosi da un dirupo. Il doppio infanticidio ha macchiato la Trento bene, quella famiglia “perfetta” descritta da tanti. Il mostro era dentro: nessuno poteva immaginare che Sorrentino, un passato da carabiniere e gli affari in borsa, avrebbe potuto compiere una mattanza così orribile. Il profilo personale e familiare dell’assassino in queste ore potrebbe delinearsi più chiaramente. I retroscena sulla sua vita potrebbero essere la chiave di lettura del dramma: doveva comprare un attico di lusso ma forse non aveva i soldi per farlo. Probabilmente aveva perso tutto e nessuno era a conoscenza del suo fallimento.

    Potrebbe esserci un movente di natura economica alla base del duplice infanticidio di Trento e del conseguente suicidio del padre assassino, Gabriele Sorrentino. L’uomo, 44 anni, ex pilota di elicottero dei carabinieri, forse aveva creato intorno a sé la simulazione di una famiglia senza ombre, complice la voglia di far soldi e una verità scomoda.
    Non ci sono mai stati segnali di allarme su quanto stava per compiersi, né è stato ritrovato alcun biglietto a confermare le ipotesi degli inquirenti. Ma in queste ore il quadro sembrerebbe farsi più concreto: Sorrentino aveva un appuntamento dal notaio, fissato per il giorno della tragedia, per il rogito relativo all’acquisto dell’attico di lusso dove abitava da circa 2 anni con la sua famiglia, moglie e tre figli. La figlia più grande è scampata alla furia omicida perché si trovava in gita scolastica.

    Gabriele Sorrentino i soldi forse non li aveva, e Sara, la sua compagna di una vita, non ne sapeva nulla. L’uomo avrebbe dovuto pagare quella casa su due piani, ma una serie di affari finiti male non glielo avrebbe permesso.

    Descritto come broker di successo, la brillante carriera nel settore finanziario sarebbe stata una maschera.
    Le difficoltà economiche tenute nascoste sarebbero dunque il motivo della tragedia familiare di Trento, questa l’ipotesi ritenuta più plausibile per una tragedia che non sembra avere altrove alcuna spiegazione.

    Una vita di lusso, una nuova casa in uno dei quartieri più chic di Trento, una famiglia modello: i tratti descrittivi della vita di Gabriele Sorrentino sarebbero crollati pezzo dopo pezzo, non potendo forse reggere alla definitiva implosione della sua esistenza.
    Se la tesi investigativa trovasse conferma, anche le bugie di Sorrentino verrebbero confermate: l’ipotesi è che non avesse nessuna reale capacità di permettere a se stesso e ai suoi cari la vita agiata di cui li aveva illusi.

    Figlio di un pilota dell’Alitalia, Gabriele Sorrentino si era arruolato nei carabinieri ed era finito a Riva del Garda, prima nel nucleo Radiomobile, poi in quello investigativo. Nel frattempo aveva conosciuto Sara, sua moglie.
    Pilota degli elicotteri dei carabinieri, nel 2003 il trasferimento al reparto aereo di Laives. Per 11 anni è rimasto lì, e chi lo ha conosciuto in quel periodo parla di un uomo realizzato, apparentemente soddisfatto. In quel periodo abitava insieme alla moglie e alla prima figlia a Mezzocorona.
    Nel 2014 il congedo dall’Arma e l’inizio della carriera in borsa, poi il trasferimento a Trento con la famiglia al completo, in una casa migliore, più grande.
    I Sorrentino si erano trasferiti così in un attico da oltre un milione di euro. La formula del rent to buy, ovvero l’affitto in vista dell’acquisto, gli aveva permesso di viverci sino al momento del riscatto dell’immobile, miraggio infranto dal folle gesto dell’uomo, descritto da chi lo conosceva come padre modello, con un rapporto coniugale sereno.

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