Chi è Salman Abedi, l’attentatore di Manchester

L’attentatore kamikaze dell’Arena Manchester è il 23enne Salman Abedi, figlio di rifugiati libici. Il giovane si è fatto saltare in aria davanti alle biglietterie dell’arena a conclusione del concerto di Ariana Grande con un ordigno pieno di chiodi. Noto alle forze dell’ordine, Abedi era tornato da poco da un viaggio dalla Libia, dove forse è stato addestrato da jihadisti.

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    Chi è Salman Abedi, l’attentatore di Manchester

    L’attentatore di Manchester è Salman Abedi, 23enne inglese figlio di rifugiati libici. Per la polizia britannica è lui l’autore della strage alla Manchester Arena che ha ucciso 22 persone, per la maggior parte giovanissimi. A conclusione del concerto della popstar americana Ariana Grande, il 23enne si è fatto saltare in aria provocando un grande boato, uccidendo all’istante alcuni ragazzi e ferendone altri.

    L’Isis dopo la sua rivendicazione ha fatto sapere che Salman Abedi era un “soldato del Califfato” che ha punito i crociati.

    La premier Theresa May ha fatto sapere che gli uomini dell’antiterrorismo stanno indagando per capire se abbia agito da solo, fabbricando un ordigno artigianale seguendo istruzioni trovate forse online, o se fosse integrato in una rete di jihadisti che lo ha supportato. Sembra appurato comunque che il giovane abbia compiuto di recente alcuni viaggi in Libia.

    Chi è Salman Abedi, il kamikaze dell’Arena di Manchester

    Salman Abedi è nato nel 1994 a Manchester dopo che i suoi genitori hanno chiesto asilo politico in Gran Bretagna fuggendo dal regime di Gheddafi in Libia. Abitava nella periferia sud, la stessa dove hanno arrestato un sospettato terrorista che poi è risultato essere suo fratello.

    Ultimo di 4 figli, il giovane era iscritto all’università di Salford di Manchester. La famiglia era poco conosciuta nel quartiere, ma i vicini ricordano bene che erano soliti esporre la bandiera libica. I genitori del giovane, a quanto emerge, erano tornati in Libia con due dei figli.

    Secondo quanto trapelato, Salman negli ultimi mesi era cambiato: è stato riferito che “aveva comportamenti strani”, come l’abitudine di “recitare preghiere islamiche ad alta voce in strada”. Un amico ha raccontato che il giovane era partito tre settimane fa per la Libia ed era tornato da pochi giorni e forse è proprio il luogo dove ha pianificato l’attentato, magari addestrato in un campo jihadista. A supporto di questa ipotesi, c’è l’amicizia di Abedi con un noto reclutatore di combattenti dello Stato islamico da mandare in Siria, il 24enne Raphael Hostey.

    L’arma utilizzata: la bomba piena di chiodi

    Salman Abedi ha seminato morte e terrore agendo da kamikaze. Era imbottito di chiodi l’ordigno esplosivo che l’ha fatto saltare in aria, una vile procedura per provocare più vittime possibili. Nei corpi delle vittime dell’Arena di Manchester sono stati trovati infatti i bulloni di metallo con cui era stato riempito l’ordigno. La deflagrazione è avvenuta nella zona del foyer, vicino alle biglietterie, subito fuori dall’area degli spalti. Questo ha creato polemiche intorno alla sicurezza: come è stato possibile arrivare fin lì, in un luogo gremito di migliaia di giovani, con una borsa piena di esplosivo? In molti hanno sfogato la loro rabbia sui social.

    Di sicuro è stato agevolato dal fatto che, e lo aveva pianificato, abbia agito a fine concerto, quando ormai i controlli non c’erano più.

    Resta da capire, dopo il dramma, se abbia fatto da solo. La bomba che ha utilizzato, secondo il capo della polizia di Manchester, Ian Hopkins, appare più sofisticata di una di fabbricazione casalinga, di una che Salman, studente di economia alla Salford University, avrebbe potuto fare da solo.

    Dolcetto o scherzetto?