Chi è Rupi Kaur, l’Instapoet contro la violenza sessuale

La scrittrice canadese di origini indiane è divenuta famosa per le sue poesie su Instagram che danno voce alla lotta contro la violenza sessuale, vissuta in prima persona dalla 24enne. Rupi Kaur è oggi un Instapoet seguitissima che con i suoi versi semplici racconta di abusi, cultura misogina e insegna ad accettare il proprio essere donna.

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    Chi è Rupi Kaur, l’Instapoet contro la violenza sessuale

    Foto: Instagram

    Rupi Kaur è la 24enne indiana che fa parte di una nuova generazione definita “gli Instapoets”, ovvero “i poeti di Instagram”: quei giovani autori diventati famosi dopo aver condiviso sui social media i propri versi. Con quasi un milione di follower su Instagram, Rupi compone versi contro la violenza sessuale e ha avvicinato tantissime donne che come lei hanno subito lo stesso abuso.

    Il tema centrale delle sue poesie si rifà infatti ad un vissuto personale: una violenza vissuta da ragazzina e che ha messo nero su bianco.

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    Rupi è molto giovane, ha appena 24 anni e vive in Canada con i suoi genitori. Figlia di immigrati indiani di religione sikh, ha trasformato il suo trauma in poesia e l’ha reso accessibile a tutti per guarire. Già 5 anni fa, appena 19enne, riceveva migliaia di messaggi privati in cui donne le chiedevano consigli, aiuto. Una passione che l’ha spinta ad abbandonare i suoi studi per diventare avvocato per dedicarsi alla scrittura full day.

    Rupi Kaur: poesie e frasi

    Oggi Rupi Kaur è seguita da donne di tutto il mondo e di tutte le età ed è stata eretta dall’Huffinghton Post “la poetessa che ogni donna dovrebbe leggere”.

    Le sue poesie sono semplici, dirette, scritte di getto senza punteggiatura: non usa maiuscole e l’unica interpunzione di cui si avvale è il punto. In genere sono accompagnate dai suoi disegni e per quanto siano genuine, toccano profondamente il cuore di tutti coloro che cercano consolazione e coraggio.

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    “Non cercare la guarigione ai piedi di chi ti ha spezzato” scrive in una delle tante poesie: raccontano di esperienze, stati d’animo, cercano di incoraggiare le donne che non riescono a trovare la serenità in un mondo sessista. Lei quell’universo l’ha vissuto sulla sua pelle quando ai suoi zii “piaceva toccare”. Dopo aver dato voce alla violenza sessuale che ha subito, le sue poesie raccontano la riscoperta del proprio corpo e della sua dignità, lo sforzo di riacquisire l’autostima, nonostante la cultura maschilista. Per questo sono versi ridotti al minimo, talvolta fatti anche di una sola parola, ma densi di significato.

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    Rupi Kaur e la battaglia contro la violenza e la discriminazione

    Prima di scrivere poesie, Rupi ha utilizzato i social per rompere ogni tabù sul corpo femminile. In particolare divenne virale il progetto artistico che raffigurava il ciclo mestruale. Lo ha espresso con un selfie in cui si mostravano i pantaloni del pigiama con una macchia di sangue. Instagram le ha censurato l’immagine, scatenando una vera e propria bufera. Mentre per molti aveva rappresentato una cosa normale che ancora è troppo stigmatizzata, per altri era solo l’ennesima raffigurazione del corpo seminudo di una ragazzina. Instagram decise di bloccare l’account, salvo poi fare dietrofront poco dopo, chiedendole ufficialmente scusa.

    E’ stato allora che la giovane poetessa ha capito che “I tabù non riguardano solo gli immigrati, mi sono resa conto che il corpo femminile è un tabù per l’Occidente”. E ha iniziato a lottare contro quella sua stessa cultura conservatrice, che è ricca di paradossi: “Si pensa di proteggere le donne tenendole in casa. Mio padre era severo, non lasciava che io e le mie sorelle andassimo alle feste o al cinema di sera. Si ha paura che succeda qualcosa fuori, ma è spesso un cugino, uno zio, un parente a commettere le violenze”.

    Il best-seller Milk and Honey

    E’ un vero e proprio mestiere l’Instapoet per Rupi Kaur. Dopo aver riscosso successo tra i suoi follower, ha deciso di raccogliere le sue poesie e pubblicare “Milk and honey”. Un successo planetario, tradotto in 20 lingue, diventato un best-seller globale. Fresco di pubblicazione anche in Italia, il libro è stato per 9 settimane in vetta alle classifiche del New York Times.

    Ciò che cattura è il suo linguaggio semplice, diretto ed essenziale. Milk and honey è diviso in 4 capitoli: The hurting (il soffrire), The loving (l’amare), The breaking (il rompere) e The healing (il guarire). Ognuno persegue un obiettivo diverso, tratta una sofferenza diversa, guarisce un dolore diverso.

    Rupi Kaur affronta con estrema schiettezza una varietà di temi come la violenza, il conflitto con i genitori, le disuguaglianze di genere e il duplice senso di appartenenza alla propria cultura di origine e a quella in cui è cresciuta, ma anche l’amore, il coraggio, l’arte e l’accettazione della propria immagine e della propria personalità. Per poi terminare con “il viaggio di sopravvivenza attraverso la poesia”: è infatti questo che per lei rappresenta la scrittura. Qualcosa di salvifico che le ha permesso di superare quel trauma che una donna non dovrebbe mai vivere. Amandosi aiuta sé stessa e gli altri che devono capire che “non c’è amore senza autostima”.