Natale 2016

Chi è Marita Comi, la moglie di Giuseppe Bossetti presunto killer di Yara

Chi è Marita Comi, la moglie di Giuseppe Bossetti presunto killer di Yara
da in Cronaca, Violenza sulle donne
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    Chi è Marita Comi, la moglie di Giuseppe Bossetti presunto killer di Yara. Marita Comi era una donna come tante fino al giorno dell’arresto di suo marito, Massimo Giuseppe Bossetti, presunto assassino di Yara Gambirasio. Una vita intera all’insegna della normalità si sgretola nel giro di pochi minuti. Marita è sconvolta, non sa che pensare, non sa come reagire. Come può quel compagno rispettoso e fedele, quel padre di famiglia premuroso e presente, essersi macchiato di un delitto così efferato? E perchè? Possibile che lei non si fosse mai accorta di niente? Domande che si insinuano nella sua mente, popolandone le notti di incubi, i giorni di dubbi. Marita ha tre figli da proteggere, non può credere alla colpevolezza dell’uomo che ama: “Gli credo, mio marito non è un assassino. Non è un pedofilo”. Le sue parole confondono mentre il suo sguardo esitante fa trapelare un abisso di incertezze.

    Diversi casi di cronaca nera hanno sconvolto il nostro panorama nazionale, tra i più discussi l’omicidio Meredith e l’assassinio di Yara Gambirasio, che ha reso Marita Comi, “una persona normalissima come tutti”, involontariamente protagonista di un giallo irrisolto, un delitto efferato di cui lei sembra essere da sempre ignara: «Non ho mai avuto sentore che a mio marito potessero piacere le donne più giovani. Lui è un bravo marito, molto dedito alla famiglia, ai figli. La sera non usciva quasi mai, stavamo spesso a casa. Se uscivamo era soltanto per vedere i familiari. Lui ha pochi amici, un giro ristretto». Nessun alibi per la sera dell’uccisione di Yara Gambirasio, almeno in un primo momento, nelle sue dichiarazioni alla stampa risuonano sempre le stesse parole: tranquillo, calmo, misurato.

    Così Marita descrive Giuseppe, un uomo come tanti, senza grilli per la testa, abitudinario e normale, forse troppo.

    Tutti noi celiamo un lato oscuro, c’è chi lo tiene a bada, chi lo appaga con piccole concessioni, chi lo reprime eccessivamente in nome del conformismo. Ma lui, il mostro, non ammette sconfitte, non accetta di essere rinnegato troppo a lungo e quando accade la sua vendetta è spietata e implacabile. Forse Massimo Giuseppe Bossetti temeva a tal punto quella parte buia della sua anima da riuscire a celarla persino alla persona che amava, sua moglie, forse per paura di deluderla, di perderla. O forse Marita stessa non voleva vedere, preferendo una vita di bugie e di apparenze a una verità sconvolgente.

    Le prove contro Giuseppe Bossetti sembrano schiaccianti, ma come si suol dire “al cuore non si comanda”. Marita, a distanza di anni da quel terribile omicidio, continua a credere nella sua innocenza, definendo il marito “uomo di bontà infinita”. Ma se in un primo momento confessava “Quel 26 novembre del 2010 non ricordo dove fosse”, nel giro di breve i suoi vuoti di memoria fanno posto a dichiarazioni di altro genere “Che non lo ricordi non significa niente. Massimo faceva sempre le stesse cose, ma se tardava non ci facevo caso, perché se aveva dei lavoretti extra rincasava anche alle 9 di sera».

    Interrogata in merito all’atteggiamento del compagno, che agli investigatori è sempre apparso glaciale e impassibile, dichiara: “Parlavamo ma lui era tranquillo, non ha mai mostrato nulla di strano. Posso dire che in questi ultimi anni non ha avuto alcun cambiamento rispetto al passato, non ha mai mostrato sbalzi di umore o particolari nervosismi”. Ad oggi, nonostante le tracce di Dna che proverebbero la sua colpevolezza, nonostante i dubbi espressi in carcere durante un loro recente incontro “C’è il Dna, cerca di spiegare, di ricordare…”, Marita conferma fiducia ripetendo a se stessa “C’è solo una traccia incompleta e sporca di Dna contro di lui… non mi importa come la pensano gli altri. Io ho il dovere di credergli”. Un dovere, una menzogna o una decisione dettata dal terrore della verità? Alle indagini l’ardua sentenza!

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