Chi è il killer di Las Vegas: Stephen Paddock, milionario e senza precedenti

Giallo sul movente che avrebbe spinto il killer di Las Vegas a compiere la strage. Un uomo dal passato apparentemente irreprensibile, con un presente da pensionato milionario, appassionato del gioco d'azzardo. I dettagli che emergono sul 64enne Stephen Paddock non avrebbero mai destato sospetti. Un vero e proprio enigma nella storia del crimine.

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    Chi è il killer di Las Vegas: Stephen Paddock, milionario e senza precedenti

    La famiglia del killer di Las Vegas è irremovibile: nessuno scheletro nell’armadio di Stephen Paddock, 64enne americano in pensione, un passato da contabile e un presente senza problemi sociali ed economici. L’uomo, a detta dei familiari, era milionario. Tra tutte, come potenziale limbo in cui trovare un movente, emerge la sua passione per i casinò, tanto che alcuni vi avrebbero intravisto la scintilla che ha scatenato la strage. Paddock potrebbe aver perso al tavolo verde e aver premeditato il massacro? Chi lo conosceva nega l’ipotesi.

    Stephen Paddock, killer all’improvviso?

    L’autore della mattanza al festival country di Las Vegas non aveva spettri nel suo passato. Lo rivelerebbero con forza i suoi parenti, primo fra tutti il fratello, a detta del quale il tenore di vita del killer 64enne non avrebbe mai potuto costituire terreno fertile per un movente.

    Paddock, ex contabile in pensione, avrebbe nel suo conto in banca una cifra record, tale da garantirgli una vita agiata senza neppure il timore di perdere somme ingenti nei casinò, per cui pure nutriva una forte passione.

    Ha trucidato 59 persone e ne ha ferite almeno 527 in quella serata di spari a raffica, dalla finestra d’albergo al 32esimo piano davanti al Mandalay Bay Casino.

    Ma a spiegare quella follia sembra ancora non esserci alcuna risposta. Non un sintomo nel suo passato, niente ombre (apparentemente) nel suo presente. Ha agito come un cecchino, mietendo vittime una dietro l’altra, spezzando vite, sogni e intere famiglie.

    L’arsenale segreto del killer milionario

    Tra i suoi beni, sarebbero emerse numerose proprietà (alcune piuttosto redditizie) nel nord degli Stati Uniti. Avrebbe potuto perdere persino un milione di dollari sul tavolo verde senza temere di finire sul lastrico, dice il fratello.

    Ma nel silenzio di un’esistenza “normale”, mai ai limiti della legalità e del tutto sconosciuta alla giustizia, evidentemente qualcosa non andava. Paddock non aveva precedenti, ma nel suo raggio d’azione un arsenale segreto di 42 armi (compresi fucili d’assalto AK-47) degni del più spietato serial killer. Alcune sono armi semiautomatiche legalmente modificate per far fuoco fino a 800 giri al minuto. E poi munizioni militari in quantità industriali.

    Il dietro le quinte della strage di Las Vegas

    Dietro le quinte della strage più sanguinosa che l’America ricordi si nasconde un’anonima stanza d’albergo, forse opportunamente selezionata dal killer per avere una visuale di ampio respiro sul Route 91 Harvest Festival, sulle teste di 22mila innocenti. 23 fucili nella suite, due fissi sui treppiedi davanti alla finestra, pronti e in posizione.

    In quella camera munizioni tali da garantire il fuoco ininterrotto per oltre un’ora. Nella sua auto un particolare fertilizzante utile anche al confezionamento di ordigni: così avrebbe composto la tannerite, un tipo di esplosivo a medio e alto potenziale ottenuto da una miscela di nitrato e percolato di ammonio. Nella residenza di Paddock a Mesquite anche numerose apparecchiature elettroniche, ora al vaglio degli inquirenti.

    Un padre ‘scomodo’: uno psicopatico tra i 10 criminali più pericolosi nell’elenco FBI

    Las Vegas mass shooting

    Il profilo di Stephen Paddock è un vero e proprio enigma nella storia del crimine, capace di tenere sotto scacco le energie degli inquirenti, alla ricerca di una qualunque traccia di follia nella vita del pluriomicida. Dall’archivio dell’FBI, però, spunta un particolare che potrebbe avere a che fare con la strage: il padre del killer, Benjamin Hoskins Paddock, era stato inserito nella lista dei 10 criminali più pericolosi e ricercati degli anni ’70 stilata dall’FBI.

    Un curriculum di reati iscritti nella memoria familiare dell’assalitore di Las Vegas, figlio di un uomo che avrebbe seriamente compromesso la tranquillità di intere comunità e impegnato la polizia in una serrata caccia all’uomo, prima del suo arresto e della successiva condanna a 20 anni di reclusione. Descritto come un violento criminale psicopatico, dopo la rapina in banca nel 1960 a Phoenix, in Arizona, era evaso da una prigione del Texas. Nel 1968 era diventato il ricercato numero uno.

    Il killer di Las Vegas non avrebbe mai conosciuto suo padre

    Secondo la relazione dell’FBI, dunque, Benjamin Paddock era un soggetto altamente pericoloso, armato e senza scrupoli, con manifeste tendenze suicide. Solo nel 1977 era stato rimosso dalla lista nera perché ritenuto ormai incapace di nuocere ancora. Il fratello di Stephen Paddock ha dichiarato che la strage di Las Vegas è un evento del tutto inaspettato, che mai avrebbe immaginato sotto la regia del suo congiunto.

    Tra le altre dichiarazioni rese alla polizia, ha anche affermato che i due non avrebbero mai conosciuto il loro padre, screditando così l’ipotesi che Paddock junior potesse essere stato in qualche modo influenzato dalla presenza di Benjamin Hoskins.