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Chi è Emanuela Orlandi, uno dei casi di cronaca più controversi ancora senza risposte

Chi è Emanuela Orlandi, uno dei casi di cronaca più controversi ancora senza risposte
da in Cinema, Cronaca, Minori scomparsi
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    Chi è Emanuela Orlandi, uno dei casi di cronaca più controversi ancora senza risposte

    Sono passati ben 33 anni, ma il caso di Emanuela Orlandi rimane a tutt’oggi uno dei casi di cronaca più controversi ancora senza risposte.
    Era il 22 giugno 1983 quando la cittadina vaticana, allora quindicenne, Emanuela Orlandi scomparve senza lasciare alcuna traccia da Roma. Emanuela viveva nella città del Vaticano con la sua famiglia: il padre, messo pontificio, la madre e i quattro fratelli. Quello che all’inizio sembrò un allontanamento volontario da casa, in realtà è diventato un caso di cronaca intriso di misteri e ha visto il coinvolgimento di Istituzioni importanti come lo Stato Vaticano, l’Istituto per le Opere Religiose e l’ambiente criminale romano della Banda della Magliana.

    Il giorno della scomparsa Emanuela si era recata presso la scuola di musica che frequentava in Piazza Sant’Apollinare a Roma, con la consueta lezione di solfeggio dalle 16 alle 19: aveva un grande talento musicale. Terminata la lezione, telefonò a casa alludendo ad una proposta lavorativa che le era stata fatta: raccontò alla sorella che le avevano proposto una collaborazione come promotrice di cosmetici per una somma allettante. Questo è stato l’ultimo contatto di Emanuela con la famiglia.
    Si sarebbe poi recata a prendere l’autobus con due compagne di corso, alle quali anche a loro raccontò dell’offerta lavorativa. Sia la sorella che le due amiche, la misero in guardia, di diffidare da tale proposta. Dopo di questo, le due ragazze salirono sull’autobus e Emanuela disse che avrebbe aspettato il prossimo, che quello era troppo affollato. E questa è stata l’ultima volta che è stata vista. All’inizio si pensò che Emanuela fosse stata adescata da un sedicente venditore di cosmetici, ma fu subito scartata l’ipotesi.
    Iniziarono da subito le ricerche, aiutati da tutti i quotidiani romani e nazionali che pubblicarono la notizia, fino all’annuncio di Papa Giovanni Paolo II che il 3 luglio rivolse un appello durante l’Angelus. Era la prima volta che prendeva piede l’ipotesi del sequestro. Ma a proposito di ipotesi, durante questi 33 anni ne sono state fatte molte sul caso di Emanuela Orlandi. Cerchiamo di ripercorrerle.

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    Una delle prove più sconcertanti del caso è stata quella che lega la sparizione di Emanuela Orlandi all’attentatore turco Ali Agca. Al momento infatti Agca si trovava in carcere per l’attentato compiuto a Giovanni Paolo II due anni prima e secondo questa pista il rilascio di Emanuela doveva passare da quello dell’attentatore. A favore di ciò sono stati rinvenuti dei nastri relativi a telefonate fatte da un presunto uomo con accento anglosassone in cui si chiedeva proprio la richiesta di scambio.

    Uno di questi nastri venne trasmesso da Chi l’ha visto. A questa ipotesi ha creduto il fratello di Emanuela, Pietro Orlandi, che ebbe perfino un colloquio col terrorista. In quel caso Ali Agca ribadì la sua tesi: Emanuela era stata rapita dalla Cia in cambio della sua liberazione.

    Alì Agca

    L’ipotesi sul coinvolgimento della banda criminale e malavitosa vide un’inchiesta con 6 indagati, tutti legati al bandito della Banda della Magliana Enrico De Pedis: monsignor Pietro Vergari, ex rettore della basilica di Sant’Apollinare, Sergio Virtù, autista di De Pedis, Angelo Cassani, detto “Ciletto”, Gianfranco Cerboni, conosciuto come”Giggetto”, Sabrina Minardi, già supertestimone dell’inchiesta, e il fotografo Marco Accetti. Queste accuse avevano preso piede grazie a una telefonata che arrivò a Chi l’Ha visto che suggeriva di scavare dentro le tombe della basilica romana di Sant’Apollinare. Venne rinvenuto il cadavere dell’ex capo della banda Enrico De Pedis, ma niente che conducesse ad Emanuela. Questo filone d’inchiesta è stato chiuso dalla Cassazione nel maggio di quest’anno.

    Ancora tanti dubbi dunque, nessuna verità certa, come purtroppo quella intorno ai 10mila minori scomparsi nel nulla fino ad adesso. Alcune teorie si basano sulla pedofilia, secondo le quali Emanuela sarebbe stata rapita e uccisa dopo un festino in Vaticano a base di droga e sesso. Secondo questa ipotesi, sarebbe sepolta in Vaticano assieme ad altre giovani vittime.
    Secondo un’altra tesi complottista, Emanuela Orlandi sarebbe viva e vegeta, in un convento di suore dove è tenuta segregata per non rendere pubblici le questioni su cui si sarebbe macchiato il Vaticano.

    Photocall per il film "La Verità Sta in Cielo"

    Sul caso di Emanuela Orlandi sono stati versati fiumi di inchiostro, così come realizzati documentari. Su tutti i punti oscuri della vicenda ha cercato di far chiarezza il film “La verità sta in cielo” di Roberto Faenza. La realizzazione del film ha visto la partecipazione della famiglia Orlandi e segue le varie piste, usando nomi e cognomi delle persone coinvolte. Il regista Faenza, appassionato di casi di cronaca irrisolti, come quello di Kennedy, sembra chiedersi per tutto il film “Cosa può esserci di così terribile da indurre il Vaticano al silenzio?”. La sua è infatti una richiesta a gran voce di riaprire il caso, archiviato quest’anno.
    Nel cast Riccardo Scamarcio, che interpreta il Cardinale Paul Casimir Marcinkus, a capo dello IOR, la banca del Vaticano e Maya Sansa nei panni di una reporter inglese sulle tracce di Mafia Capitale troverà la pista del caso Orlandi. Il titolo è un chiaro riferimento alle parole pronunciate da Papa Bergoglio, il primo quindi che avrebbe parlato di Emanuela come di una persona morta. Ma, non solo Faenza, ma anche molti di noi credono che però la verità invece si possa ritrovare assolutamente su questa terra, adesso.

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