Che cosa succede dopo le dimissioni di Renzi

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    Che cosa succede dopo le dimissioni di Renzi

    Matteo Renzi ha annunciato le sue dimissioni dall’incarico di presidente del Consiglio dei ministri in seguito alla pesantissima sconfitta rimediata al referendum costituzionale del 4 dicembre, dando così il via libera alla crisi di Governo. Durante il suo discorso post referendum Renzi ha spiegato che oggi pomeriggio riunirà il Consiglio dei ministri e salirà al Quirinale per consegnare le sue dimissioni al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tre sono le principali ipotesi in mano al capo dello Stato da verificare in tempi rapidi.

    La prima ipotesi

    Nell’ambito dei suoi poteri istituzionali previsti dalla Costituzione Sergio Mattarella può chiedere a Matteo Renzi di rimanere in carica e presentarsi alle Camere per un nuovo voto di fiducia. Questa prima ipotesi è alquanto remota, almeno a giudicare dal discorso dell’ex sindaco di Firenze dopo la sconfitta al referendum costituzionale confermativo: “Come era evidente e scontato dal primo giorno, l’esperienza del mio Governo finisce qui. Credo che per cambiare questo sistema politico in cui i leader sono sempre gli stessi e si scambiano gli incarichi ma non cambiano il Paese, non si possa far finta che tutti rimangano incollati alle proprie consuetudini prima ancora che alle proprie poltrone. Volevo cancellare le troppe poltrone della politica: il Senato, le Province, il Cnel. Non ce l’ho fatta e allora la poltrona che salta è la mia”. L’ipotesi di un Governo Renzi bis è dunque da scartare quasi a priori.

    La seconda ipotesi

    La seconda ipotesi in mano al Capo dello Stato è quella di accettare le dimissioni di Renzi e iniziare nuove consultazioni con i presidenti di Senato e Camera dei Deputati, con i senatori a vita e con i leader dei gruppi parlamentari. Al termine delle consultazioni dovrebbe indicare il nome del presidente del Consiglio incaricato per così portare il Paese al voto alla fine della legislatura nel 2018. Potrebbe puntare principalmente su un Governo tecnico oppure su un Governo di scopo al fine di portare a casa alcune riforme, tra cui in primis la riforma elettorale.

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    La terza ipotesi

    La terza ipotesi è quella caldeggiata da quasi tutti i partiti politici dell’opposizione: dal Movimento 5 Stelle alla Lega Nord fino a Fratelli d’Italia. Qual è? Il presidente della Repubblica può sciogliere le Camere e indire le elezioni. Luigi Di Maio del M5S ha dichiarato: “Siamo al lavoro per formare la squadra del futuro Governo 5 Stelle”. Beppe Grillo ha lanciato un appello a Mattarella: “Noi siamo disponibili a tutti i passi per le elezioni”. Matteo Salvini della Lega Nord ha chiesto a gran voce le elezioni anticipate come anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Più cauta Forza Italia con Renato Brunetta che ha asserito: “La partita passa nelle mani di Mattarella per verificare se c’è una maggioranza in Parlamento. E il PD ha il diritto-dovere di formare una nuova maggioranza e un Governo non più con Renzi. Si deve fare una nuova legge elettorale con il più ampio concorso possibile e solo dopo andare a elezioni”. Il Partito Democratico resta diviso anche se in molti a partire da Massimo D’Alema sottolineano che l’idea di precipitare il Paese verso nuove elezioni senza fare una previsione sulle leggi elettorali è da irresponsabili. Ora l’ultima parola spetta a Mattarella.

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