Charlie Gard, i genitori si arrendono: “Troppo tardi, è tempo che stia con gli angeli”

La Corte Europea aveva dato ragione ai medici del Great Ormond Street Hospital di Londra: il 30 giugno scorso si sarebbe dovuta staccare la spina al piccolo Charlie Gard. Dopo mesi di durissime battaglie, i genitori del piccolo si sono arresi e hanno ritirato la richiesta di trasferimento negli Usa: secondo il padre si è perso troppo tempo nelle aule dei tribunali. Charlie non arriverà al suo primo compleanno.

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    Charlie Gard, i genitori si arrendono: “Troppo tardi, è tempo che stia con gli angeli”

    I genitori del piccolo Charlie Gard si sono arresi e rinunciano alla battaglia legale che avrebbe aperto uno spiraglio per le cure del bambino negli Stati Uniti. Dopo le varie vicissitudini in cui sembrava che Charlie potesse avere una nuova possibilità, per il piccolo è troppo tardi, ha detto il padre Chris. Sul neonato di 10 mesi affetto da deplezione del Dna mitocondriale, un caso che sta attirando su di sè l’attenzione dei media di tutto il mondo, la Corte di Strasburgo si era pronunciata il 30 giugno scorso per staccare la spina e in seguito c’era stata la disponibilità ad accoglierlo da parte dell’ospedale romano Bambino Gesù, ma il trasferimento del piccolo non era possibile.

    Charlie Gard non vedrà il suo primo compleanno: “Troppo tardi”

    Chris Gard e Connie Yates, genitori del piccolo Charlie, il bimbo che ha tenuto col fiato sospeso il mondo nella sua lotta alla vita, hanno capito che ormai è troppo tardi. “Amiamo molto Charlie. Nostro figlio è un guerriero” e il suo lascito “non morirà mai”, “il suo spirito vivrà per l’eternità”. Così la mamma di Charlie è intervenuta nella decisiva udienza davanti all’Alta Corte di Londra il 24 luglio, in cui si è stabilito che per il bambino non ci sono possibilità di trattamento.

    “Non vivrà fino al suo primo compleanno”, che sarebbe tra due settimane, ha precisato in lacrime il padre del bimbo: “Siamo così addolorati per non essere riusciti a salvarti”, ha concluso.

    I genitori di Charlie rinunciano alla battaglia legale

    L’avvocato dei Gard, Grant Armstrong ha riferito che i genitori di Charlie hanno deciso di rinunciare alla battaglia legale del loro figlio dopo gli ultimi referti medici. Il legale ha aggiunto che i danni muscolari sono irreversibili.

    Per la madre la terapia sperimentale “si doveva tentare prima”, invece si sarebbe peso del tempo prezioso dietro i cavilli burocratici di una guerra che su carta sembrava persa in partenza.

    La cittadinanza americana al piccolo Charlie

    “Abbiamo approvato un emendamento che garantisce status di residenza permanente a Charlie Gard e alla sua famiglia, in modo che Charlie possa essere sottoposto alle cure di cui ha bisogno” così il deputato repubblicano Jeff Fortenberry aveva confermato, via Twitter, la notizia sulla concessione della cittadinanza americana al piccolo. Un trasferimento negli Usa sembrava prossimo all’orizzonte, ma dopo la decisione sofferta dei genitori di Charlie, questa disperata carta non sarà giocata.

    Impossibile il trasferimento del piccolo Charlie a Roma

    Nonostante la ferma volontà dei genitori del piccolo di fare il possibile per tenere in vita il bambino e nonostante la disponibilità offerta dall’ospedale Bambino Gesù, il trasferimento dal Great Ormond Street Hospital di Londra non era stato ritenuto fattibile.

    L’ospedale ci ha detto che per motivi legali non può trasferire il bambino da noi. Questa è un’ulteriore nota triste” aveva detto Mariella Enoc sottolineando come le condizioni cliniche del bambino non c’entrassero.

    La Santa Sede si era fortemente impegnata per risolvere i cavilli burocratici che di fatto hanno impedito il trasferimento del bambino. “Superare questi problemi? Se possiamo farlo, lo faremo” aveva detto il segretario di Stato Vaticano.

    Ospedale Bambino Gesù disposto ad accogliere Charlie

    Sappiamo che il caso è disperato e che, a quanto risulta, non vi sono terapie efficaci. Siamo vicini ai genitori nella preghiera e, se questo è il loro desiderio, disponibili ad accogliere il loro bambino presso di noi, per il tempo che gli resterà da vivere“, aveva affermato il presidente dell’ospedale pediatrico della Capitale sul caso di Charlie.

    L’ospedale romano Bambino Gesù aveva dato la sua disponibilità a ospitare Charlie Gard nella sua struttura, assecondando il desiderio dei genitori di lasciarlo in vita e quello del Santo Padre. Papa Francesco infatti pochi giorni prima, in riferimento alla vicenda, aveva pronunciato tramite i social le seguenti parole: “La vita va difesa soprattutto nella malattia“.

    La Corte europea dei diritti umani aveva deciso in un primo momento di staccare la spina lo scorso 30 giugno, mettendo fine alle cure che tengono in vita il piccolo Charlie Gard, affetto da una rara malattia genetica. Strasburgo aveva optato per la sospensione delle terapie, come richiesto dai medici, annullando il ricorso dei genitori che hanno tentato in tutti i modi di tenere in vita il loro figlio, iniziando una battaglia per il diritto alla vita che da mesi ha tenuto banco nelle cronache britanniche. In un secondo momento però è stato concesso più tempo per i genitori di Charlie, sino alla resa finale di Chris e Connie Gard.

    La mamma del piccolo, durante una telefonata con Mariella Enoc, presidente del Bambino Gesù di Roma, aveva confermato di non volere ancora arrendersi. La direttrice dell’ospedale romano aveva parlato di una donna “molto determinata e molto decisa, che non vuole cedere di fronte a nulla” aggiungendo che la mamma di Charlie “ha chiesto di provare a verificare la possibilità che questa cura venga fatta”.

    La storia di Charlie Gard

    Per la medicina la malattia rara di Charlie Gard è incurabile. Il piccolo di soli 10 mesi è affetto dalla sindrome di deperimento mitocondriale, che non lascia scampo. I suoi genitori però hanno lottato fino all’ultimo e hanno cercato, senza successo, di portare il figlio negli Stati Uniti per sottoporlo a cure sperimentali non disponibili in Gran Bretagna. Il piccolo è infatti rimasto sempre nel Great Ormond Street Hospital, centro pediatrico di Londra, dove i medici hanno chiesto di poter staccare la spina, ottenendo il Sì di Strasburgo. Sono stati loro a portare la storia davanti ai giudici.

    In tutte le sentenza però, nei tre gradi di giudizio, si sono espressi per terminare le cure tenendo conto “del considerevole margine di manovra che gli Stati hanno nella sfera dell’accesso alle cure sperimentali per malati terminali e nei casi che sollevano delicate questioni morali ed etiche“.

    Ciò che però aveva dato di nuovo speranza ai genitori era stato l’unico pronunciamento che sembrava a favore: quello dei giudici europei che avevano imposto misure preventive per continuare a tenere in vita Charlie in attesa della decisione definitiva di Strasburgo. Quella sentenza era arrivata come una doccia gelida: il piccolo Charlie poteva morire e i macchinari potevano essere immediatamente staccati.

    Il ricorso dei genitori di Charlie

    Il 12 aprile scorso l’Alta Corte inglese si era già pronunciata in merito, stabilendo che i medici di Londra potevano staccare la spina. I genitori di Charlie hanno allora fatto ricorso alla Cedu, sospendendo quindi di fatto la decisione fino a nuovo pronunciamento.

    Nel loro ricorso, i genitori del bimbo avevano sostenuto che l’ospedale di Londra aveva bloccato l’accesso a un trattamento per mantenere in vita il piccolo, violando così il diritto alla vita e anche quello alla libertà di movimento. Inoltre, avevano denunciato le decisioni dei tribunali britannici “come un’interferenza iniqua e sproporzionata nei loro diritti genitoriali“.

    Quello che auspicavano Connie Yates e Chris Gard era portare il figlio negli Stati Uniti per sottoporlo a un trattamento sperimentale, ormai ritenuto inutile dagli stessi genitori. Avevano già raccolto un ingente somma di denaro proveniente da donazioni: solo ad aprile, lanciando una raccolta fondi per sostenere le spese, sono arrivati 1,25 milioni di sterline da oltre 80mila donatori.

    In definitiva, la Corte di Strasburgo aveva dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai genitori facendo decadere le misure per tenere in vita il piccolo Charlie.

    La Corte aveva dato peso al fatto che esiste una legislazione, compatibile con la Convenzione europea dei diritti umani, che regola sia l’accesso ai trattamenti sperimentali che la sospensione dei trattamenti per tenere in vita qualcuno. Per i giudici, che concordano coi medici, è accanimento terapeutico e “sottoporlo a cure sperimentali con nessuna prospettiva assodata di successo non recherebbe al piccolo alcun beneficio”.

    L’intervento di Donald Trump

    Il caso di Charlie Gard è diventato di interesse mondiale e anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump si era detto pronto ad aiutare i genitori del piccolo. “Se possiamo aiutare il piccolo #CharlieGard, come i nostri amici in Gb e il papa, saremmo felici di farlo“. Così ha scritto il tycoon su Twitter.

    Dolcetto o scherzetto?