Cesare Battisti: al via l’estradizione per l’ex terrorista?

L’ex terrorista dei Proletari Armati per il Comunismo, Cesare Battisti è stato fermato al confine con la Bolivia mentre tentava la fuga. Al momento rimane in carcere in Brasile, mentre il governo italiano sta ultimando le pratiche per la richiesta di estradizione, fiducioso che possa scontare la pena in Italia. Battisti fu condannato all’ergastolo per 4 omicidi.

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    Cesare Battisti: al via l’estradizione per l’ex terrorista?

    Si continua a parlare di Cesare Battisti, l’ex terrorista che negli anni di Piombo ha commesso 4 omicidi e condannato all’ergastolo dalla giustizia italiana. Il 62enne è stato arrestato mentre cercava di scappare in Bolivia per paura di essere estradato in Italia. Al momento rimane in carcere ma il governo italiano è “fortemente determinato a far sì che sconti la sua pena nel nostro Paese” come ha riportato il ministro di giustizia Orlando. Al via dunque l’estradizione?

    Cesare Battisti arrestato in Bolivia: tentava la fuga per evitare l’estradizione

    L’ex membro dei Proletari armati per il comunismo (Pac) è stato fermato due giorni fa mentre cercava di passare il confine con la Bolivia. Battisti è fuggito in Brasile, dove ha ottenuto lo status di rifugiato politico nel 2007.

    Al momento rimane in carcere in Brasile per tentato pericolo di fuga. Dal canto suo l’ex terrorista si dice tranquillo che non sarà estradato in quanto protetto da un decreto dell’ex presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, che gli ha concesso un “visto permanente” nel Paese sudamericano.

    Battisti stava fuggendo dopo la nuova richiesta del governo italiano di rivedere lo status di rifugiato, istanza che è stata giudicata positivamente dal presidente brasiliano Michel Temer. Tuttavia non è questo il motivo dell’arresto: è stato fermato per evasione fiscale e riciclaggio. Aveva infatti con sé cinquemila dollari e duemila euro in contanti, cosa proibita dalla legge brasiliana, se non vengono dichiarati.

    L’ex terrorista condannato all’ergastolo in Italia fuggito in Brasile

    In Italia è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di quattro innocenti: del gioielliere Pierluigi Torreggiani e del militante Msi Lino Sabbadin, avvenuti entrambi il 16 febbraio 1979, del maresciallo degli agenti di custodia Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, e dell’agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978.

    La condanna non è stata mai resa effettiva perché Battisti, riuscito a fuggire prima in Francia, poi in Brasile, nel 2010 riceve dall’allora presidente brasiliano Lula il veto all’estradizione, con l’ultimo atto del suo mandato.

    La vita di Cesare Battisti è costellata di fughe e protezioni dall’alto. Nell’ottobre 1981, mentre sta scontando la prima condanna per banda armata, evade dal carcere di Frosinone e scappa in Francia. Qui trova protezione da parte dell’ala intellettuale francese e mentre l’Italia continua le indagini, Oltralpe diventa uno scrittore di successo. Solo nel 2004 a Parigi viene arrestato e la Francia decide di estradarlo in Italia perché ritenuto un non-perseguitato. Riesce però a fuggire in Brasile dove viene nuovamente arrestato. Sembra che la vicenda si concluda, perché già pronti gli atti della riconsegna all’Italia, ma di nuovo ha la meglio l’ex terrorista: nel 2009 il ministro Tarso Genro gli concede asilo politico, con il colpo finale dell’ex presidente Lula che ferma l’estradizione. Una decisione portata avanti anche dalla successiva presidente Dilma Rousseff.

    Insomma una storia fatta di fughe, di protezioni politiche, un iter lunghissimo il cui primo trattato tra la Repubblica italiana e la Repubblica federativa del Brasile è stato firmato bilateralmente il 17 ottobre 1989. Negli anni il governo ha tentato a più riprese di far scontare finalmente il carcere all’omicida, senza mai riuscirci. Anni in cui i più hanno chiesto giustizia, come il figlio del gioielliere Torregiani, rimasto paralizzato per le conseguenze di un colpo di pistola partito dall’arma del padre nel tentativo di difendersi.

    Il coro unanime della politica italiana su Battisti: “Deve scontare la pena in Italia”

    Destra, sinistra e centro stavolta sono d’accordo: all’unanimità la politica italiana si schiera a favore dell’estradizione di Battisti. “Ci sono tutti i presupposti sulla base del diritto internazionale perché questa sia realizzata” afferma fiducioso il ministro della giustizia Andrea Orlando che ha ribadito come scontare la pena in patria restituirebbe “in parte ciò che è stato tolto alla nostra comunità e ciò che è stato inflitto alle vittime del terrorismo”.

    In un tweet della Farnesina sembra che l’estradizione di Battisti abbia le ore contate: il ministro degli Esteri Angelino Alfano avrebbe già incontrato l’ambasciatore d’Italia in Brasile per ultimare le procedure.

    Tutto lo schieramento politico chiede l’estradizione. “Dopo quasi 40 anni sia fatta finalmente giustizia e che le porte del carcere si aprano per far entrare un assassino”: perentoria e senza mezzi termini la dichiarazione della presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani.

    Chiede di non perdere più tempo il vicepresidente della Camera e candidato premier del M5S, Luigi Di Maio: “Sono anni che le famiglie delle vittime chiedono giustizia, così come a chiedere giustizia è l’Italia intera, profondamente ferita dagli anni dello stragismo”.

    Al coro si aggiunge anche il sindacato di polizia Coisp: “È una cosa dovuta alle vittime dei suoi crimini, alle loro famiglie costrette a un ‘fine pena mai’, a tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine che spendono e non di rado perdono la vita per adempiere al dovere di contrastare la violenza e la prevaricazione”. Due delle quattro vittime dell’ex terrorista appartenevano infatti al corpo della polizia: il maresciallo della penitenziaria di Udine Antonio Santoro e il poliziotto della Digos Andrea Campagna, ucciso personalmente da Battisti.

    Dolcetto o scherzetto?