Caterina Ceraudo porta in alto la cucina della Calabria: “Non ci manca niente dobbiamo solo lavorare sodo” [INTERVISTA]

Classe 87, tenace e senza peli sulla lingua, la chef calabrese ci racconta la sua idea di alta cucina, tra radici, tradizioni e materie prime semplici ma di qualità. Essere chef un lavoro maschile? Ai nostri microfoni non ha dubbi: la donna in cucina, secondo lei, ha una delicatezza diversa, quasi ancestrale.

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    Caterina Ceraudo porta in alto la cucina della Calabria: “Non ci manca niente dobbiamo solo lavorare sodo” [INTERVISTA]

    “Stiamo acquisendo la consapevolezza che non ci manca niente, dobbiamo solo rimboccarci le maniche e lavorare sodo”. A parlare non è un business man della city londinese ma Caterina Ceraudo, una tenace chef calabrese, classe 87, che alla nostra domanda su quali siano state le difficoltà nell’affermarsi in un mondo come quello dell’alta cucina, a prevalenza maschile, risponde: “Non ho incontrato grandi difficoltà, da che mondo è mondo, la donna ha sempre cucinato. Se si pensa all’atto primordiale del nutrimento, è una madre che nutre il figlio, e io allo stesso modo preparo da mangiare alle persone, la vedo anche come una responsabilità verso gli altri. La donna in cucina ha una delicatezza diversa”. Nel mese di marzo 2017 ha ricevuto anche il prestigioso premio come Migliore Chef donna dell’anno della Guida Michelin

    Nel suo caso, l’amore per la cucina viene da una tradizione familiare: il padre Roberto è un vero pioniere dell’agricoltura biologica in Calabria, per la precisione nell’entroterra di Strongoli. Caterina però comincia come enologa, proprio per la tradizione dei vini di famiglia, e questo le ha permesso di avere un approccio che lei stesso definisce scientifico alla cucina: “Di quel percorso mi è rimasta sicuramente l’analisi sensoriale e lo studio del prima e del dopo, come succede con la vigna e con il vino, che è il prodotto finale di un processo molto lungo. Questo mi ha spinto a chiedermi sempre da dove provenga la materia prima per rendergli un’anima quando è nel piatto”.

    Attaccamento alla terra, quindi, ma anche semplicità e tradizione per una cucina che non deve mai dimenticarsi le sue radici: “Cerco di esaltare i sapori semplici e la materia prima come unica protagonista – ci racconta – quell’ingrediente, quando viene scelto, deve essere esaltato con la giusta tecnica, in quello che è uno studio quotidiano e costante, cercando di usare tutto quello che produciamo, vivendo a tavola un’emozione a 360 gradi”.

    Caterina è una ragazza tenace, che non si è fatta intimorire nemmeno dal fatto che all’Università, su 70 iscritti, ci fossero solo 3 donne, perché: “La sfida è tutti giorni fare quello che ami e far stare bene le persone” puntualizza. Come se il percorso non fosse già abbastanza difficile, fare alta cucina in una terra come la Calabria non è stato sempre facile, nonostante l’immenso panorama enogastronomico locale: “La mia Calabria la definisco una terra aspra ma dolce allo stesso tempo, ancora vergine perché tutto si sta evolvendo ed è in movimento. Nell’ultimo anno ho assistito a un forte cambiamento, si sente parlare di cucine importanti e di giovani, quando fino a poco tempo fa andavano quasi tutti all’estero o in altre regioni”. Caterina Ceraudo è l’esempio di come la perseveranza e la passione possano essere davvero la chiave di volta anche nelle alte sfere della cucina made in Italy.

    [Photocredit: Identità Golose]

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