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Catanzaro, mamma in coma dopo il parto: l’anestesista non sopportava i rumori in sala operatoria

Catanzaro, mamma in coma dopo il parto: l’anestesista non sopportava i rumori in sala operatoria
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    Catanzaro, mamma in coma dopo il parto: l’anestesista non sopportava i rumori in sala operatoria

    L’oncologa e mamma Caterina Viscomi è in coma dal 6 maggio 2014 poiché nessuno in sala operatoria si era accorto che la donna dopo aver partorito il primogenito Aldo stava andando in debito d’ossigeno. Erano tutti distratti? Come mai nessuno si era accorto di nulla? Perché l’anestesista dell’ospedale Pugliese di Catanzaro, Loredana Mazzei, non gradiva il suono degli strumenti che avvertivano la riduzione della saturazione dell’ossigeno nei pazienti e pertanto il volume degli strumenti era stato posto in modalità manuale invece che meccanica. Questo clamoroso errore ha provocato danni neurologici gravissimi a Caterina Viscomi che si trova in stato vegetativo all’ospedale Sant’Anna di Crotone. Il marito dell’oncologa Paolo Lagonia vuole sapere quello che è realmente accaduto quella maledetta notte, ma finora non ha ricevuto risposte…

    Sul gravissimo caso di malasanità era stata aperta un’inchiesta dal pubblico ministero Emanuela Costa che aveva iscritto nel registro degli indagati Loredana Mazzei come unica responsabile delle lesioni celebrali subite da Caterina Viscomi. L’inchiesta era stata archiviata dopo alcuni mesi. Nel frattempo l’anestesista Loredana Mazzei, che presentava un quadro clinico contrassegnato da comportamenti ispirati al misticismo esasperato, è morta per cause naturali. La rianimatrice Annamaria Grandi aveva raccontato agli inquirenti il 30 giugno 2014: “La Mazzei è emotivamente instabile. Un giorno eravamo entrambe di turno in chirurgia pediatrica e lei, dopo aver preso in braccio un bambino per portarlo in sala operatoria, si inginocchiò davanti ai genitori dicendo: Siamo tutti nelle braccia degli angeli”. Antonio Raffaele Billa, medico di ostetricia e ginecologia, aveva riferito agli inquirenti: “La dottoressa mentre si trovava in servizio nel reparto di chirurgia pediatrica, prima di un intervento, ha poggiato una immaginetta della Madonna sul petto di un bambino e ha invitato la madre a pregare prima dell’intervento, dicendo che se fosse andato male, la Madonna avrebbe portato il figlio in cielo così diventava un angelo”.

    Paolo Lagonia non si arrende e vuole conoscere tutta la verità: “Le indagini non fanno passi avanti.

    Ci sono altri medici, in concorso con la Mazzei, che dovrebbero rispondere del danno neurochirurgico subito da mia moglie”. Il legale della famiglia Lagonia, Giuseppe Incardona, ha presentato un’istanza di prosecuzione delle indagini in cui ricostruisce la storia professionale dell’anestesista facendo anche riferimento alle patologie di cui soffriva. L’istanza è stata accolta dal giudice delle indagini preliminari di Catanzaro e il gip ha poi inviato gli atti a un nuovo pubblico ministero. Il sostituto procuratore di Catanzaro Debora Rizza ha chiesto nuove perizie.

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