Caso Yara, Massimo Bossetti ha un fratellastro? La sua nuova difesa

Massimo Bossetti, condannato all'ergastolo per l'omicidio della piccola Yara Gambirasio, potrebbe avere un fratellastro: lo rivela il settimanale Oggi, secondo cui potrebbe esserci un Ignoto 1 nato da Giuseppe Guerinoni e da un'altra donna che non è Ester Arzuffi.

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    Massimo Bossetti ha un fratellastro? Sul caso Yara l’unico imputato potrebbe avere una nuova difesa. A rivelarlo è il settimanale Oggi: sarebbe figlio di Giuseppe Guerinoni e di un’altra donna, quindi non avrebbe la stessa madre del muratore di Mapello. Bossetti è stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di Yara Gambirasio dalla Corte d’Assise di Bergamo ed è stato condannato all’ergastolo. Sugli indumenti della piccola Yara non ci sarebbe, dunque, il Dna del muratore ma quello di un altro individuo, nato dallo stesso padre ma con diversa madre. La rivelazione potrebbe essere usata dalla difesa di Massimo Bossetti per supportare la richiesta di una superperizia, durante il processo d’appello, e dimostrare che non è lui il vero Ignoto 1.

    Massimo Bossetti innocente?

    Secondo le ultime rivelazioni, dunque, la difesa di Bossetti potrebbe giocare una carta clamorosa al processo d’appello, fissato per il prossimo 30 giugno. Secondo quanto riportato dal settimanale Oggi, infatti, Giuseppe Guerinoni avrebbe avuto un figlio anche da un’altra donna che non è Ester Arzuffi, madre dell’unico imputato. Se così fosse, Massimo Bossetti avrebbe un fratellastro che potrebbe rivelarsi il vero Ignoto 1. A questo profilo appartiene il Dna isolato sui leggings e sugli slip della povera Yara: per l’accusa è senza ombra di dubbio di Bossetti. Sulla traccia 31G20, in cui i periti hanno recuperato il Dna nucleare dell’uomo, manca però la componente mitocondriale riconducibile a Bossetti, cioè quella parte del materiale genetico che rimanda alla linea materna di un individuo. Il mitocondriale sarebbe di una persona sconosciuta, come sostiene la difesa, che non sarebbe mai entrata nell’inchiesta. Ci sarebbe, inoltre, un’intercettazione (risalente al 2012) tra la vedova e la figlia di Guerinoni, che conterrebbe la confessione di un tradimento da parte dell’uomo. La figlia, in particolare, sarebbe anche a conoscenza del fatto che Giuseppe Guerinoni fosse un donatore di sperma per procedure di fecondazione assistita. La stessa pratica a cui recentemente ha asserito di essere stata sottoposta, a sua insaputa, Ester Arzuffi, e dalla quale sarebbero nati Massimo Giuseppe e la sua gemella Laura Letizia Bossetti.

    La sentenza di primo grado

    I giudici della Corte d’Assise di Bergamo hanno tolto a Massimo Bossetti la patria potestà sui tre figli. Il muratore è stato invece assolto dall’accusa di calunnia ai danni di un ex collega, su cui aveva puntato il dito. Subito dopo la sentenza l’uomo si è sfogato con i suoi legali: “Una mazzata grossissima, avevo fiducia nella giustizia”. Sua moglie Marita Comi, appena fuori dall’aula, è scoppiata in lacrime abbracciando la sorella gemella del marito. “Fatti forza” le ha detto Laura Letizia Bossetti. Il suo avvocato Claudio Salvagni ha dichiarato ai cronisti: “Una sentenza già scritta: in 45 udienze, in 60 faldoni, non abbiamo trovato nessuna certezza contro Massimo Bossetti. Non è una sentenza definitiva e una volta lette le motivazioni faremo appello. Bossetti era molto fiducioso nella giustizia, ora il contraccolpo è forte, ma ha la scorza dura e saprà reagire”.

    I genitori di Yara, Maura e Fulvio Gambirasio, hanno accolto l’esito con la massima serenità, così come con serenità hanno seguito tutta la vicenda: “E’ andata come doveva andare, ma questa è e resta una tragedia per tutti che non ci restituisce indietro nostra figlia“. L’avvocato della famiglia di Yara, Enrico Pelillo, ha sottolineato che dal momento dell’arresto del muratore di Mapello, i Gambirasio non hanno mai avuto dubbi.

    Il procuratore di Bergamo Massimo Meroni ha lodato l’ottimo lavoro svolto dal pm Letizia Ruggeri e ha affermato che si tratta di un primo passo di un’inchiesta difficile. Ha poi spiegato che la pena è quella prevista per una persona che commette un omicidio a cui non sono riconosciute le attenuanti e ha asserito che in questo processo la prova scientifica (il test del Dna) è stata decisiva.

    Alcune ore prima del verdetto della Corte d’Assise di Bergamo, Massimo Bossetti ha rilasciato alcune dichiarazioni spontanee in aula di fronte ai giudici, ribadendo la sua innocenza. “Sarò un ingenuo – ha affermato l’uomo -, uno stupido, ma non sono un assassino. Se mi condannerete questo sarà il più grave errore giudiziario di questo secolo. Sono più che certo che si è verificato un errore sulla prova regina del Dna. Fatemi ripetere l’esame. Se fossi l’assassino sarei un pazzo a dirvi di ripetere l’esame”. Presenti in aula ad ascoltarlo anche la moglie Marita Comi e la sorella gemella Laura Letizia. Il muratore di Mapello ha poi proseguito: “Sono estremamente sicuro che quel Dna non è mio. Vi supplico, vi imploro di fare questa verifica. Datemi questa possibilità perché il risultato vi darebbe sicuramente la verità su di me. Non solo non ho ucciso Yara Gambirasio, nemmeno l’ho mai conosciuta, neppure un contatto ho avuto”. Con voce rotta dall’emozione Massimo Bossetti ha poi espresso il suo desiderio: “Vorrei incontrare i genitori di Yara. Conoscendomi capirebbero che l’assassino o gli assassini sono ancora in libertà”.

    Queste sono state le parole del condannato dopo la sentenza di primo grado, con cui si è proclamato innocente. Bossetti ha sempre mantenuto questa linea, anche nell’ultima lettera inviata alla Corte d’assise d’appello di Brescia, poche settimane fa, in cui chiede con forza una nuova perizia che possa dimostrare la sua innocenza.

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    L’OMICIDIO DI YARA GAMBIRASIO

    Yara Gambirasio, una giovanissima 13enne di Brembate Sopra (un paese della provincia bergamasca) sparisce nel nulla quel maledetto 26 novembre 2010. Da quel giorno non si hanno più notizie… Dopo le ricerche, gli appelli disperati di amici e parenti, le false piste e le segnalazioni, vere o presunte, a tre mesi di distanza, il 26 febbraio 2011, tutte le speranze finiscono. Il cadavere di Yara viene ritrovato a Chignolo d’Isola, in un campo. Yara è morta. La scomparsa assume i contorni della tragedia, dell’omicidio. Ma Yara Gambirasio come è morta? È stata uccisa la stessa sera della sua scomparsa, come conferma l’autopsia effettuata dopo il ritrovamento del corpo. Uccisa poco dopo l’uscita dalla palestra, prima con un colpo in testa, poi con diverse coltellate, sei per la precisione. Yara è morta così, lasciata in fin di vita nel campo, ha avuto una fine straziante. Un altro atroce episodio di violenza sulle donne.

    Le indagini e le prove

    Agli inizi di giugno 2014 è stato eseguito il raffronto tra i campioni di DNA dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo. L’assassino sarebbe un figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni. Un risultato molto importante che conferma che il Dna della macchia di sangue trovata sui vestiti di Yara appartiene al figlio dell’autista Giuseppe Guerinoni di Gorno scomparso nel 1999 all’età di 61 anni: il muratore bergamasco Massimo Giuseppe Bossetti, il cui Dna corrisponderebbe con quello ritrovato sulla vittima. Un uomo tranquillo, che ama la sua famiglia e gli animali, secondo i vicini di casa. Il profilo genetico è stato analizzato e, per l’accusa, avrebbe dimostrato una compatibilità pari al 100%. Massimo Giuseppe Bossetti è un muratore originario di Clusone, nella provincia bergamasca e residente a Mapello. Una moglie e tre figli: un ragazzo, il primogenito, e due bambine. Il suo Dna coinciderebbe con quello ritrovato sul cadavere di Yara Gambirasio e non solo. Altri elementi coincidono secondo gli inquirenti: Mapello, luogo dove sono state indirizzate le prime ricerche e dove il cellulare di Yara si è connesso; la polvere da cantiere, le cui tracce sono state ritrovate sul corpo della giovane.

    Massimo Bossetti accusato di omicidio

    Secondo le ipotesi degli inquirenti, Massimo Bossetti avrebbe ferito la ragazza con “tre colpi al capo e plurime coltellate in diverse regioni del corpo”, abbandonandola poi agonizzante in un campo, causandone in questo modo la morte. Gli esami autoptici effettuati sul corpo della tredicenne avevano già stabilito come Yara avesse perso la vita a seguito del freddo e degli stenti; non per le ferite inferte dal suo aggressore. Stando alle indagini, il Dna di Massimo Giuseppe Bossetti mostrerebbe una “sostanziale assoluta compatibilità” con quello ritrovato sui leggings della ginnasta. Il Dna resta il fulcro dell’impianto accusatorio, a cui la difesa di Bossetti si è sempre opposta.