Caso Ilaria Alpi, chiesta l’archiviazione: impossibile identificare movente e killer

La procura di Roma chiude con una richiesta di archiviazione l'inchiesta sulla morte dell'inviata del Tg3 Ilaria Alpi e dell'operatore Miran Hrovatin, uccisi a Mogadiscio il 20 marzo 1994. A motivare la decisione dei magistrati l'impossibilità di risalire al movente e agli autori degli omicidi.

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    Omicidio Ilaria Alpi, l'annuncio

    Chiesta l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin: impossibile identificare movente e killer dell’inviata del Tg3 e dell’operatore, uccisi a Mogadiscio (Somalia) il 20 marzo 1994. Anche l’assenza di evidenze circa presunti depistaggi ha inciso sulla decisione dei magistrati, volta alla chiusura del caso che da 23 anni è uno dei gialli più complessi della cronaca nera. La parola passa al gip, che dovrà dunque esprimersi sulla richiesta di archiviazione. A firmarla è stato il pm, Elisabetta Ceniccola, che assunse la titolarità degli accertamenti dopo che il gip Emanuele Cersosimo, nel dicembre 2007, respinse un’analoga richiesta di archiviazione, disponendo che venissero effettuati ulteriori approfondimenti sul caso. Il provvedimento di 80 pagine che passa al gip, contiene elementi che per la procura di Roma sono stati vincolanti per stabilire l’impossibilità di risalire al movente e agli autori del duplice omicidio, primo fra tutti l’impraticabile avvio di indagini in Somalia.

    All’interno della richiesta di archiviazione a firma del pm Ceniccola, è citata anche la sentenza della Corte di appello di Perugia che il 19 ottobre 2016, a conclusione del processo di revisione, aveva disposto l’assoluzione dell’unico condannato, il somalo Hashi Omar Hassan.

    La parte dell’inchiesta relativa ai presunti depistaggi era nata dalle motivazioni di quella sentenza, in particolare nella sezione in cui venivano prese in esame le anomalie inerenti un testimone, rivelatosi poi falso, Ahmed Ali Rage, detto Gelle, anch’egli di nazionalità somala. A chiamare in causa Hassan fu proprio Gelle, che alla fine del 1997 sembrava aver fatto perdere le sue tracce, prima di essere rintracciato in Inghilterra dal programma Chi l’ha Visto?.

    Il super testimone, a suo dire, aveva reso falsa testimonianza dietro la promessa di poter lasciare la Somalia. Nelle sue ammissioni, diciarò di non essersi mai trovato sul luogo del duplice omicidio e di aver accusato Hassan perché “gli italiani avevano fretta di chiudere il caso”. Secondo la sua ricostruzione, aveva fatto un nome per chiudere la vicenda, trovando un capro espiatorio da condannare per il duplice omicidio.

    Ma le rivelazioni dell’epoca, che più che chiarire i contorni dell’attentato del ’94 in Somalia, rischiarono di sfocarli ulteriormente gettandovi nuove ombre, non finirono lì. Il super testimone aveva sì lasciato l’Italia in direzione del Regno Unito, ma non era davvero sparito nel nulla.

    Sembra che le autorità italiane fossero a conoscenza della sua ubicazione già nel 2006. In particolare, sembra che una nota dell’Interpol, indirizzata alla commissione d’inchiesta competente, indicasse con precisione dove e come trovare Gelle. Sembra anche che il Tribunale di Roma avesse aperto un’inchiesta contro lo stesso Gelle, dopo l’intercettazione di una telefonata in cui dichiarava la falsa testimonianza sul caso Alpi, per diffamazione.

    Ilaria Alpi, 20 anni dall’omicidio in Somalia

    20/03/2014

    Ilaria Alpi, sono passati 23 anni dall’omicidio in Somalia della giornalista italiana del Tg3 e del cineoperatore Miran Hrovatin. Era il 20 marzo 1994 quando i due colleghi vennero freddati a colpi di kalashnikov e mitra a Mogadiscio. 23 anni trascorsi senza che la verità sulla vicenda sia emersa davvero. 23 anni di inchieste, mezze verità, ipotesi più o meno credibili.

    L’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin è ancora una vicenda ricca di punti oscuri.

    La Cassazione aveva condannato a 26 anni di reclusione Hashi Omar Assan. La versione ufficiale attribuisce la tragedia soprattutto al caso, a un rapimento finito male di giornalisti scelti casualmente. I sospetti ufficiosi, ma gridati a gran voce dai parenti delle vittime, invece, ipotizzano un agguato premeditato per ragioni politiche contro giornalisti scomodi che avevano scoperto alcune verità altrettanto scomode.

    L’unico dato certo è che Ilaria Alpi e il cineoperatore Miran Hrovatin, quella domenica del 1994, poco dopo le 14.30, hanno perso la vita sulle strade di Mogadiscio. I due colleghi, in Somalia per seguire la missione Restore Hope, che vedeva impegnati anche i militari italiani, stavano tornando nella capitale somala dopo essere stati nel nord del Paese per incontrare il sultano del Bosaso. Avevano scoperto notizie importanti su traffici illeciti di armi e rifiuti si è appreso più tardi. A pochi metri dal loro albergo sono stati sorpresi da un vero e proprio commando armato, composto da almeno sette persone, che ha fatto fuoco, uccidendo Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, la prima con una pallottola alla tempia e il secondo con una raffica di colpi.

    LA VIOLENZA SULLE DONNE, UNA TRAGEDIA DAI MILLE VOLTI

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