Caporalato, era morta di fatica nei campi: 6 arresti per il caso di Paola Clemente

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    Caporalato, era morta di fatica nei campi: 6 arresti per il caso di Paola Clemente

    L’inchiesta sulla morte di Paola Clemente, la bracciante agricola di 49 anni di Andria, è arrivata ad una svolta: è stato l’infarto ad ucciderla mentre lavorava all’acinellatura dell’uva nei campi. Sono state arrestate 6 persone nel corso di un operazione della Guardia di finanza e della Polizia, tra le quali il titolare dell’azienda che trasportava in bus le braccianti e il responsabile dell’agenzia interinale. I reati sono riconducibili al fenomeno del capolarato: la donna è morta di fatica.

    La morte di Paola Clemente

    Paola lavorava come bracciante agricola insieme ad altre donne nelle campagne di Andria. In mezzo ad un vigneto venne colta da un infarto e morì il 13 luglio 2015. La Procura di Trani aprì un’indagine e dopo la denuncia del marito, venne disposta la riesumazione del corpo e l’autopsia. La donna, madre di tre figli, viveva con la famiglia a San Giorgio Jonico (Taranto) e lavorava ogni giorno a circa 150 chilometri da casa per meno di 30 euro. Il marito, dopo la morte della moglie, ha iniziato la sua battaglia per chiedere giustizia: era convinto che si trattasse di omicidio colposo. Nella stessa zona in cui lavorava Paola Clemente, si verificò un caso simile: durante le operazioni di acinellatura nei campi, Arcangelo, 42 anni, anch’egli di San Giogio Jonico, andò in coma in seguito a un infarto che lo colpì nel vigneto.

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    L’autopsia sul corpo della donna rivelò che Paola era affetta da ipertensione che stava curando e da cardiopatia. Non essendo stata sottoposta a regolare visita medica, e con quella fatica disumana il suo cuore non ha retto. Insomma è stata vittima di un lavoro schiavizzante e privo di diritti, è stata sfruttata senza diritto alcuno e nessuna tutela. E’ il triste fenomeno chiamato caporalato che anche quando non uccide, rende schiavi.

    Nel corso delle indagini furono acquisiti nelle abitazioni delle lavoratrici in provincia di Taranto carte e documenti in cui emersero differenze tra le indicazioni delle buste paga dell’agenzia interinale che forniva manodopera e le giornate di lavoro effettivamente svolte dalle braccianti. Dai documenti si evinceva anche una differenza tra la cifra dichiarata in busta paga e quella realmente percepita da alcune lavoratrici. Anche sulle trattenute i conti non tornavano: le lavoratrici percepivano una paga giornaliera di 28 euro quando avrebbero dovuto prenderne almeno 86. Ovviamente non si teneva conto né di straordinari né di notturni.

    foto facebook paola clemente

    Foto: Facebook. Paola Clemente con il marito Stefano Arcuri.

    Le sei persone condannate sono adesso in carcere per truffa ai danni dello Stato, illecita intermediazione, sfruttamento del lavoro.

    Così il Caporalato

    L’operazione di arresto è stata resa possibile dalla nuova legge contro il caporalato. Il rammarico è ovviamente che non sia stata fatta prima. Il disegno di legge contro il caporalato è stato approvato in via definitiva dalla Camera il 18 ottobre 2016.

    Il “caporalato” è un fenomeno presente soprattutto nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia e consiste nel reclutamento, da parte di soggetti spesso collegati con organizzazioni criminali, di lavoratori che vengono trasportati sui campi o nei cantieri edili per essere messi a disposizione di un’impresa. I lavoratori in genere si trovano in una posizione molto debole: difficoltà economica o immigrati senza permesso di soggiorno. Vengono pagati pochissimo, fanno lavori con turni lunghi e faticosi e subiscono spesso maltrattamenti, violenze e intimidazioni da parte dei cosiddetti “caporali”, coloro che gestiscono la manodopera. I salari sono irrisori e spesso si lavora fino a 12 ore al giorno per poche decine di euro.

    Un settore specifico di sfruttamento riguarda le donne, generalmente italiane: in Puglia sono circa 40 mila, con paghe che non superano i 30 euro per dieci ore di raccolta nei campi.

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    La nuova legge

    Sebbene il caporalato fosse stato inserito tra i reati perseguibili penalmente nel Codice penale nel 2011, è nell’ottobre scorso che arrivano nuove normative più severe. La nuova legge del 2016 introduce la sanzionabilità sia del caporale che del datore di lavoro, impone un minimo salariale da applicare secondo i contratti nazionali del lavoro e indica come reato lo sfruttamento al lavoro. La nuova formulazione prevede di base la reclusione fino a sei anni e una multa da 500 a 1.000 euro per ogni lavoratore reclutato. L’ultima parte della legge introduce infine misure di sostegno e di tutela del lavoro agricolo come il potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, che dovrebbe raccogliere le aziende virtuose e un piano per la sistemazione logistica e il supporto dei lavoratori stagionali.

    Durante l’ultima assemblea della Cgil a Taranto alla leader della Cgil Susanna Camusso fu consegnata una copia rilegata della legge che venne dedicata proprio a Paola Clemente. Il segretario generale della Cgil Bat Giuseppe Deleonardis ha ricordato che quella di Paola è stata “ una battaglia a favore dei diritti dei lavoratori costretti a vivere nei ghetti e quelli vittime del caporalato, che ha portato ad un’accelerata verso la stesura e l’approvazione della legge”.