California, centralinista sfruttata e sottopagata si lamenta: licenziata dopo due ore

California, centralinista sfruttata e sottopagata si lamenta: licenziata dopo due ore
da in Lavoro
Ultimo aggiornamento:
    California, centralinista sfruttata e sottopagata si lamenta: licenziata dopo due ore

    In California una centralista sottopagata e sfruttata dalla sua azienda si è lamentata in una lettera spedita al ceo Jeremy Stoppelman di Eat24, applicazione per ricevere cibo a domicilio di proprietà del colosso Yelp, perché con gli otto dollari e cinquanta centesimi all’ora che percepiva non riusciva a vivere dignitosamente in quanto il misero stipendio serviva solo per pagare l’affitto di un piccolo appartamento alla periferia di San Francisco.

    “Ieri sono stata pagata – ha scritto la 25enne Talia Jane nella missiva inviata al ceo di Eat24 -, ma devo risparmiare il più possibile per pagare l’affitto del mio appartamento che dista 40 miglia dal posto di lavoro. E’ la sistemazione più economica che sono riuscita a trovare e che fosse vicino a una fermata del treno. Ogni giorno comprare il biglietto per andare a lavorare mi costa 11 dollari tra andata e ritorno. Da quando ho iniziato questo lavoro non posso permettermi di fare la spesa, il pane per me è un lusso”. Per poi rivolgersi direttamente a Jeremy Stoppelman: “Hai appena speso 300 milioni di dollari per comprarti una app che ti porta il cibo e casa e una delle tue impiegate non ha nemmeno i soldi per fare la spesa”. Poche ore dopo la lettera di sfogo, la centralinista Talia Jane è stata licenziata. L’azienda si è giustificata dichiarando che il licenziamento non è in relazione alla lettera d’accusa… Una tesi a cui non crede nessuno. Il caso è scoppiato e sta varcando i confini nazionali con il popolo del web che ha prontamente espresso piena solidarietà all’ex centralinista sottopagata.

    Anche in Italia i casi simili a quello di Talia Jane si moltiplicano di giorno in giorno. Famiglie che non arrivano neanche a metà mese e sono indebitate fino al collo. Lavoratrici e lavoratori sottopagati, sfruttati e umiliati dai propri datori di lavoro che sono costretti a lavorare poiché la crisi economico-finanziaria degli ultimi anni ha semidistrutto il sistema Paese e ha annientato tantissime aziende di piccole e medie dimensioni. Le offerte di lavoro scarseggiano e una delle innumerevoli conseguenze di questa drammatica crisi è la guerra tra i “poveri” e i “nuovi poveri” tra l’indifferenza generale.

    Senza calcolare poi il numero di persone che si sono suicidate dopo aver perso il lavoro o che sono state sfrattate perché non riuscivano più a pagare l’affitto… Il ceto medio è praticamente scomparso. Le attuali e nuove generazioni sono condannate a un presente di precarietà senza fine e a un futuro di miseria. Molti giovani e non solo lavorano senza contratto. Tanti altri lavorano con false partite Iva. Anche le ultime leggi sul mercato del lavoro non hanno di certo invertito la rotta. Dopo la contestatissima riforma del Lavoro voluta del Governo Monti ed elaborata dall’ex ministra Elsa Fornero e le successive modifiche e integrazioni operate dal Governo Letta, l’attuale Governo Renzi ha dato il via libera a un nuovo programma di riforme che interessano mercato del Lavoro e Welfare, incentrato sul Jobs Act. Tra le novità introdotte spiccano: il contratto a tutele crescenti, le modifiche dell’articolo 18, l’abolizione del contratto a progetto, la semplificazione delle misure e degli adempimenti amministrativi, il riordino dei servizi per il lavoro e le politiche attive, l’estensione dell’Aspi anche ai co.co.pro e altre misure. Per quanto riguarda le mamme lavoratrici, il Jobs Act prevede: l’estensione dell’indennità di maternità anche alle lavoratrici precarie, l’istituzione di un credito di imposta per le lavoratrici anche autonome con figli minori e/o disabili, la promozione del telelavoro, la facilitazione di accordi collettivi mirati a una maggiore flessibilità degli orari di lavoro e la promozione dell’integrazione di servizi per le cure parentali tra pubblico e privato. Nonostante i toni trionfalistici utilizzati dal presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi in merito alla ripresa occupazionale, il professore Luca Ricolfi che è anche sociologo e docente di analisi dei dati all’Università di Torino ha smontato la tesi del capo di Governo in un’intervista rilasciata al giornale Il Fatto Quotidiano rivelando che il precariato è al massimo storico, la ripresa occupazionale è modesta e la narrazione del governo è al servizio della conservazione del potere.

    767

    SCRITTO DA PUBBLICATO IN Lavoro Ultimo aggiornamento: Martedì 23/02/2016 15:57
     
     
     
     
     
     
    PIÙ POPOLARI