Natale 2016

Brexit: pro e contro dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa

Brexit: pro e contro dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa
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    Brexit: pro e contro dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa

    Il referendum sulla Brexit ha decretato l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea con una percentuale che si avvicina al 52% e un vantaggio di oltre un milione di voti. L’affluenza alle urne è stata piuttosto alta: il 72,2%. Il voto britannico rappresenta la sconfitta più netta, dolorosa e terribile per i fautori di una maggiore integrazione europea dopo la Seconda Guerra Mondiale. Questa scelta storica del popolo britannico sta già causando un vero e proprio terremoto politico sia in patria sia nel resto d’Europa. Quali sono i pro e i contro dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea?

    Il Leave ha vinto sul Remain e le prime conseguenze politico-finanziarie di questo risultato sono state immediate. Il premier britannico David Cameron ha annunciato le sue dimissioni da primo ministro del Regno Unito, parlando ai cronisti davanti a Downing Street. Ha assicurato che sarà ancora premier per i prossimi tre mesi e che verrà organizzata l’elezione del nuovo leader del partito conservatore a ottobre. Ha poi aggiunto: “Il popolo britannico ha votato per uscire dall’Europa e la volontà del popolo britannico sarà rispettata. Non ci saranno cambiamenti immediati per i cittadini dell’Unione europea che vivono in Gran Bretagna e per i britannici che vivono in altri Paesi dell’Unione Europea”.

    I mercati finanziari sono sotto shock! In particolar modo la sterlina ha accusato il colpo, ampliando le perdite sul dollaro a 1,33 e segnando i minimi dal 1985: è il calo più forte di sempre.

    L’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea rischia di innescare un effetto domino in altri Paesi. I movimenti nazionalisti e populisti degli altri Paesi europei stanno infatti festeggiando il voto britannico. Il leader dell’Ukip Nigel Farage è al settimo cielo: “È una vittoria della gente vera, una vittoria della gente ordinaria, una vittoria della gente per bene. Abbiamo lottato contro le multinazionali, le grandi banche, le bugie, i grandi partiti, la corruzione e l’inganno”. Il 52enne politico britannico ha definito il 23 giugno come l’Independence Day della Gran Bretagna e spera che altri seguiranno il suo esempio e si augura “di avere buttato giù il primo mattone. Mi auguro che questo sia il primo passo verso un’Europa di stati sovrani. L’Unione europea ha fallito, l’Unione europea è morta”. La leader del Front National Marine Le Pen ha infatti promesso lo stesso referendum in Francia e negli altri Paesi dell’Ue. Una proposta che è stata rilanciata anche dal leader degli euroscettici olandesi Geert Wilders e dal leader della Lega Nord Matteo Salvini. Il presidente dell’Europarlamento Martin Schulz è stato molto duro: “Per 40 anni la relazione tra la Gran Bretagna e l’Ue è stata ambigua, ora è chiara. La volontà degli elettori deve essere rispettata.

    Ora c’è bisogno di un negoziato chiaro e veloce per l’uscita”. L”iter di recesso potrebbe durare dai due ai cinque anni.

    La Gran Bretagna diventerà quindi un Paese terzo e dovrà ridefinire i suoi rapporti con l’Unione europea, rispettando le regole previste dall’articolo 218 del Trattato. Conseguenze negative soprattutto per gli studenti universitari, i lavoratori e i turisti. Vale a dire che gli studenti universitari europei verranno equiparati a quelli extraeuropei e la retta potrebbe passare da 9mila a 36mila sterline ed è a rischio anche il diritto all’assistenza sanitaria gratuita. Non cambierà nulla per chi già lavora nel Regno Unito poiché conserverà i diritti finora acquisiti così come stabilisce la Convenzione di Vienna del 1969, ma tutto cambierà per i nuovi lavoratori che si trasferiranno in Gran Bretagna. Idem per i turisti che dal 2018 dovranno fare i conti con code più lunghe per i controlli di frontiera, visto turistico, ecc. Per le imprese italiane e per le imprese degli altri Paesi dell’Ue potrebbero arrivare nuovi dazi e certificazioni obbligatorie. Inoltre servirebbero nuovi accordi bilaterali tra Gran Bretagna e Ue per le imposte indirette come Iva e dazi.

    La Gran Bretagna non potrà più godere dei vantaggi economici del mercato unico. Finora per ogni sterlina che la Gran Bretagna versava a Bruxelles ne riceveva dieci in investimenti e scambi commerciali! Questa decisione potrebbe provocare una nuova recessione e uno shock senza precedenti per l’economia britannica. Inoltre il suo ruolo geopolitico sul palcoscenico continentale e internazionale sarà drasticamente ridimensionato. Ma non è finita qui! La Scozia filo-europea potrebbe chiederebbe un secondo referendum che spalancherebbe le porte all’indipendenza. Ma i fautori della Brexit e Nigel Farage sottolineano che questa scelta consentirà alla Gran Bretagna di tornare a essere un Paese sovrano, autonomo e indipendente per poter così garantire un maggior controllo dell’immigrazione, una maggior tutela della sicurezza dei cittadini e una macchina burocratica più snella ed efficiente.

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