Brexit, le conseguenze dell’uscita della Gran Bretagna dall’Europa: quali saranno?

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    La Brexit è ufficiale: quali saranno le conseguenze?. È stata portata a compimento l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea, scelta dai cittadini britannici in occasione del referendum del 23 giugno 2016. E ora cosa succederà negli equilibri europei? La premier Theresa May all’indomani del voto popolare aveva asserito di voler creare una Global Britain più forte, giusta, unita e rivolta all’esterno, pur rimanendo allo stesso tempo un buon amico e vicino dell’Europa. “Non vogliamo più essere membri del mercato unico europeo – aveva detto la premier britannica – Non vogliamo che l’Unione europea si smembri, ma da parte dell’Ue è mancata la flessibilità nei confronti di Londra e i britannici se ne sono accorti”.

    Aveva annunciato una Brexit durissima, escludendo qualunque parziale associazione con l’Europa e puntando a un negoziato che punti a un rapporto tra uguali fra la Gran Bretagna Globale e l’Ue. Fuori dall’Ue e fuori anche dal mercato unico europeo.

    Sarà un giorno storico: finora ci sono stati soltanto allargamenti successivi della Ue, ma mai una fuoriuscita di uno Stato membro. La procedura dovrà durare al massimo due anni, con cui realizzare una nuova, costruttiva ed equa partnership, ma già da domani l’Europa potrebbe fare i conti per la prima volta con la novità.

    Le priorità della May, riconfermate, sono il controllo dell’immigrazione, uscita dalla Corte di Giustizia Europea, mantenimento dell’unità nazionale britannica e il diritto per i 3 milioni di europei residenti in Gran Bretagna di restarci a tempo indeterminato, così per il milione e mezzo di cittadini britannici residenti in Europa. E sono proprio i milioni di cittadini europei che risiedono nel Regno Unito, tra cui 600 mila italiani, a temere di più per la loro sorte.

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    L’immediato effetto che ha prodotto è stato quello di richiesta della residenza permanente da parte di tutti gli immigrati comunitari. Londra comunque “tranquillizza” dichiarando di assumere nessun atteggiamento punitivo verso chi è già nel Regno Unito e promette di garantire i diritti acquisiti. Diverso è più difficile invece è il discorso per chi vuole trasferirsi in Inghilterra: Londra dovrebbe imporre delle quote all’immigrazione e decidere in quali settori c’è bisogno di assumere dall’estero e in quali no, con l’obbiettivo di ridurre i flussi migratori. Su questo la May si augura di non avere ritorsioni: già nel suo attesissimo discorso post referendum aveva ammonito “Se in Europa qualcuno vuole punirci per l’uscita dalla Ue, attenzione, sarebbe un errore innanzi tutto per l’Europa, noi cambieremmo modello economico, abbasseremmo le imposte, attireremmo investimenti”.

    Finendo la libera circolazione delle persone, anche gli studenti si ritroveranno nella stessa situazione. Una conseguenza è infatti l’aumento delle tasse universitarie: finora gli europei pagavano la stessa retta dei britannici (circa 11 mila euro l’anno), in futuro potrebbero essere equiparati agli extraeuropei, che versano tasse nettamente più alte. L’effetto immediato è stato già un drastico calo di domande.

    Il mercato e chi commercia: cosa succede con la Brexit?

    Le difficoltà maggiori sono riservate però all’imprenditore che commercia con il Regno Unito. Il governo di Londra non ha lasciato dubbi in proposito: pur di riguadagnare il controllo sull’immigrazione è disposto a sacrificare l’accesso al mercato unico.

    Di preciso, per sapere lo scenario che si apre dobbiamo aspettare i trattati del negoziato, ma possiamo già dire che ci sarà la fine della libera circolazione delle merci. L’ipotesi più accreditata è il pesante ritorno ai dazi. Gli imprenditori non avranno più alcuna convenienza nel localizzare parti della produzione in Gran Bretagna e così molti abbandoneranno le loro produzioni nel paese.

    CHI E’ THERESA MAY, LA NUOVA PREMIER BRITANNICA

    Le reazioni sulla posizione di Theresa May

    Il durissimo discorso di Theresa May fatto all’indomani della conferenza stampa alla Lancaster House di Londra dopo gli esiti del referendum, aveva scatenato una raffica di reazioni politiche in Gran Bretagna e in Europa. Il Partito Conservatore britannico aveva elogiato il piano della premier, mentre, il Partito Laburista aveva espresso più di un dubbio. “Il primo ministro ha fatto tutte queste dichiarazioni ottimistiche – ha detto il leader dei laburisti Jeremy Corbyn -, ma ogni indicatore economico ci dice che il Paese sta andando nella direzione sbagliata”. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk aveva cinguettato: “Processo triste, tempi surreali ma almeno annunci più realistici sulla Brexit. Ue27 unita e pronta a negoziare dopo l’art. 50″. Durissima la reazione della leader scozzese Nicola Sturgeon: “Il piano di Londra per la Brexit non è nel nostro interesse nazionale”. L’ex premier belga nonché capo negoziatore del Parlamento europeo per la Brexit Guy Verhofstadt era stato piuttosto categorico: “Non si può creare l’illusione che lasciando l’Ue si possano continuare ad avere i vantaggi delle sue istituzioni. Le minacce come quella di creare un paradiso fiscale non aiutano. Non credo che faremo molti progressi con le minacce”. Dopo il discorso della premier britannica, la sterlina ha guadagnato il 2,8% sul dollaro, facendo segnare il rialzo più marcato registrato in un’unica seduta da oltre 8 anni.

    Dolcetto o scherzetto?