Boko Haram, le studentesse tornano dalle famiglie dopo 3 anni

Hanno potuto riabbracciare i loro familiari le 82 studentesse del collegio di Chibok rapite nel 2014 dall'organizzazione terroristica Boko Haram. Il governo nigeriano ha condotto un negoziato in cambio del rilascio di 5 combattenti. Mancano ancora all’appello 113 studentesse, ancora in mano ai jihadisti, che dopo averle convertite all’islam le hanno vendute o date in sposa ai miliziani.

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    Boko Haram, le studentesse tornano dalle famiglie dopo 3 anni

    Dopo 3 anni di prigionia, 82 studentesse nigeriane rapite dall’organizzazione Boko Haram, riabbracciano le loro famiglie. Le ragazze erano state sequestrate nel collegio di Chibok nel 2014 e liberate lo scorso 7 maggio. L’incontro tra le ragazze e i loro parenti è avvenuto sabato 20 maggio ad Abuja , nella capitale, ed è stato un momento di particolare commozione.

    Dal giorno della liberazione a oggi le ragazze erano state protette dalle autorità nigeriane. E rimarranno ancora per un po’ sotto la cura del governo che fornirà loro cure necessarie, dopo di che potranno finalmente far rientro nelle loro case.

    Boko Haram: studentesse liberate in cambio di estremisti

    L’organizzazione terroristica di matrice jihadista responsabile dei rapimenti e di numerosi stragi, nata in Nigeria intorno al 2002, è venuta alla ribalta per il caso delle 276 studentesse rapite per essere vendute come mogli-schiave. Il 15 aprile 2014 il gruppo estremista islamico entra nella scuola di Chibok, nello Stato nord-orientale di Borno, in Nigeria. Riuscirono a prelevare anche dai dormitori 276 ragazze di religione cristiana. Nei giorni seguenti 57 di loro riuscirono a fuggire, ma delle altre 219 non si era saputo più niente per due anni. Solo nell’ottobre 2016 vengono rilasciate 21 studentesse.

    Adesso invece è stata la volta di 82 ragazze. Il governo nigeriano ha confermato di aver negoziato con i miliziani di Boko Haram per il loro rilascio, con il supporto del governo svizzero e del Comitato internazionale della Croce Rossa: le ragazze sono state rilasciate in cambio della scarcerazione di 5 comandanti del gruppo estremista. Adesso il governo promette ulteriori scambi per riportare a casa le altre 113 studentesse mancanti all’appello.

    82 studentesse di Chibok liberate

    Una volta stipulato l’accordo, le ragazze sono state liberate e hanno viaggiato al buio per raggiungere il punto di incontro scelto e hanno atteso in un bosco vicino al confine con il Camerun per essere prelevate e portate via a bordo di quattro veicolo blindati.

    Boko Haram: le studentesse nigeriane ridotte a schiave sessuali

    La gioia dei familiari è indescrivibile. Pianti, abbracci, balli hanno accolto le ragazze al loro arrivo. “Sono molto felice oggi e ringrazio Dio”, ha detto uno dei padri che attendeva la propria figlia da tre anni. “Oggi per noi è un giorno di festa. Tutti quanti, anche i più anziani stavano ballando. Tutti noi avevamo perso la speranza e pensavamo di non riuscire più a rivedere le ragazze vive”.

    Il rapimento delle studentesse nigeriane aveva mobilitato l’opinione pubblica internazionale e su Twitter si era diffusa la campagna #BringBackOurGirls (riportiamo indietro le nostre ragazze), a cui aveva partecipato sui social anche la ex First Lady Michelle Obama e Malala Yousafzai , la giovane pakistana premio Nobel per la Pace, sopravvissuta nel 2012 a un tentativo di omicidio da parte dei talebani.

    Molte delle ragazze rapite sono state, dopo essere convertite all’Islam, sono state vendute o date in sposa ai miliziani. Secondo Amnesty International alcune sono state ridotte in schiavitù, molte sono state addestrate a combattere con i miliziani: uccidono, si fanno esplodere, attaccano villaggi, provocano il terrore. Il loro destino è il matrimonio forzato con i loro aguzzini. Molte le organizzazioni umanitarie che hanno denunciato il regno del terrore di Boko Haram che uccide sistematicamente uomini e bambini, rapisce, imprigiona e in alcuni casi stupra donne e bambine, costrette a sposarsi o a partecipare alle azioni armate, a volte contro i loro villaggi e le loro città.