Biotestamento,poche presenze ieri per la discussione alla Camera: tutti i punti da sapere

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    Biotestamento,poche presenze ieri per la discussione alla Camera: tutti i punti da sapere

    Dopo diversi rinvii ieri pomeriggio alla Camera la discussione del cosiddetto biotestamento, o testamento biologico, un provvedimento approvato il 2 marzo dalla commissione Affari Sociali, che ha l’obiettivo di unificare le diverse proposte di legge sul tema del fine vita, che fa discutere da sempre e che è tornato ad essere dibattuto dopo il suicidio assistito di DJ Fabo in una clinica Svizzera. Pochissimi i deputati presenti a Montecitorio, oltre 600 sedie vuote e solo 20 occupate. La foto dell’aula deserta ha fatto il giro del web, ma Giachetti, il vicepresidente della Camera, ha chiesto ai giornalisti di concentrarsi sulla qualità del confronto sul tema piuttosto che sui numeri. In ogni caso la scelta di non presenziare viene letta come un segnale di disinteresse nei confronti di un tema che dovrebbe interessare tutti e che riguarda la vita di ogni cittadino. C’è chi fa notare che è tutto normale, trattandosi di una discussione generale e non essendo prevista una votazione. Poi anche la scelta della giornata, il Lunedì, non è stata di certo d’aiuto; ma è una delusione per tutti i cittadini constatare l’assenza dei parlamentari anche quando vengono discussi temi così importanti. Stupisce e delude soprattutto l’assenza di coloro che avevano fatto tante promesse su Facebook e Twitter e poi, ieri, non erano nemmeno presenti in aula.

    Il testo sul biotestamento

    Il testo prevede che le persone maggiorenni possano esprimere le proprie preferenze sui trattamenti sanitari in caso di futura malattia che renda capace di autodeterminarsi. In questo modo sarà possibile definire le cosiddette DAT, le disposizioni anticipate di trattamento, ovvero le proprie decisioni su terapie, trattamenti e nutrizione e idratazione artificiali.

    Il consenso informato

    Secondo tale legge i trattamenti sanitari non potranno essere iniziati o preguiti senza il consenso informato della persona in questione, espresso in forma scritta. Nel caso in cui la persona non dovesse essere in grado di scrivere, il consenso potrà essere anche registrato in forma video o tramite altri dispositivi e potrà essere revocato, allo stesso modo, in qualunque momento dal paziente stesso. Ciò significa che i medici saranno tenuti a rispettare le volontà dei pazienti e non avranno responsabilità civile e penale derivanti dalle scelte libere dei soggetti. Per quanto riguarda i minorenni toccherà ai genitori o al tutore dare il consenso informato. Si potrà nominare inoltre una persona di fiducia che avrà il compito di rapprensentare la persona nelle relazioni con strutture e medici. Il fiduciario dovrà essere maggiorenne e capace di intendere e di volere. Nel caso in cui nelle DAT non sia stato inserito il nome di un fiduciario, o in caso di rinuncia o decesso, si seguiranno in ogni caso le preferenze espresse dalla persona. Il giudice tutelare potrà anche nominare un fiduciario, se necessario, tra il coniuge o i figli.

    La discussione a Montecitorio

    Ciò che ieri veniva discusso alla Camera era quindi la possibilità di riconoscere il diritto ai pazienti di rifiutare il consenso, in modo preventivo, a determinati trattamenti sanitari. Il caso di Dj Fabo non è certo unico, secondo l’Istat negli ultimi tre anni sono stati 12.877 i suicidi in presenza di malattie fisiche gravi.

    Si preannuncia una discussione accesa visto le idee divergenti sul tema: la lega e i centristi hanno già annunciato di essere pronti alla battaglia in Aula; il M5S ha invece confermato la disponibilità a votare con il i partiti che sostengono la proposta.