Bimbo di 5 anni segregato e costretto a mangiare carote: genitori adottivi a processo per abuso su minori

Il drammatico racconto di un bambino adottato da una giovane coppia negli Stati Uniti ha costretto la polizia ad approfondire un caso che sembra assumere contorni penali rilevanti. I due ora dovranno affrontare un processo per abuso su minori: secondo l'accusa, il piccolo sarebbe stato rinchiuso in un seminterrato senza luce, senza accesso a cibo, acqua e bagno. Unico alimento consentito sarebbe stata un dose di carote per pranzo e cena, che se consumata avrebbe permesso al piccolo di ottenere piccole porzioni dei pasti consumati in famiglia.

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    Bimbo di 5 anni segregato e costretto a mangiare carote: genitori adottivi a processo per abuso su minori

    Dallo Utah l’incredibile storia di un bambino di 5 anni, adottato e segregato in una stanza al buio, costretto a mangiare prevalentemente carote. Niente pasta, carne o altri alimenti all’infuori degli ortaggi, somministrati in dosi quotidiane al posto del pranzo e della cena. Il “covo” in cui il piccolo era costretto a stare sarebbe stato persino infestato di topi e insetti. Il prossimo 14 settembre i genitori adottivi dovranno comparire in aula per la prima udienza del processo. Su entrambi grava la pesante accusa di abuso su minori.

    Sotto accusa i genitori adottivi: andranno a processo

    Nascondere feci e urina in un buco ricavato nel muro della cameretta-lager per evitare rimproveri: questo ha raccontato agli inquirenti, tra le prime atroci rivelazioni, il bimbo di 5 anni che oggi è il principale accusatore dei genitori adottivi. Su di loro, dopo l’apertura di una lunga indagine, sarebbero emersi elementi che hanno indotto lo sceriffo della contea di Utah, nell’omonimo Stato, a propendere per una concreta corrispondenza tra quanto dichiarato dal minore e quanto realmente subito.

    Sotto la lente degli investigatori è finita una giovane coppia, Clarissa Anne Tobiasson (27 anni) e suo marito, Brett Tobiasson (31 anni), sospettati di aver intenzionalmente inflitto gravi lesioni fisiche al figlio e di averlo indotto in uno stato di sottomissione psicologica ai limiti dell’immaginabile. Con queste gravissime accuse per entrambi è scattato l’arresto, disposto lo scorso 3 agosto. Andranno a processo il prossimo 14 settembre e dovranno rispondere di reiterati abusi.

    Il racconto del bambino che ha fatto scattare le indagini

    Il racconto del bambino, se confermato in tutta la sua cruda versione, sarebbe letteralmente un “diario dall’inferno”, veramente difficile anche solo da ascoltare. Il piccolo sarebbe stato segregato in un seminterrato in totale assenza di luce, naturale o artificiale, per almeno 12 ore al giorno e privato dei beni essenziali: niente bagno, niente acqua, niente accesso al cibo. I genitori adottivi, che avevano ottenuto l’affidamento del bimbo insieme al fratellino biologico di 2 anni, sono ora accusati di aver provocato al piccolo gravi lesioni.

    La polizia avrebbe anche acquisito la testimonianza di una persona che avrebbe assistito a una cena di famiglia in cui, mentre gli altri componenti mangiavano una pizza, al bambino sarebbe stata negata perchè non avrebbe consumato prima del pasto la dose di carote imposta dai genitori. Il testimone avrebbe anche riferito di aver notato nel minore un colorito di pelle tendente all’arancio.

    Le indagini sul caso: forti sospetti sui genitori del bimbo

    A occuparsi del caso è la Utah Division of Child and Family Services, i cui funzionari, allertati da alcune segnalazioni, hanno interrogato la presunta vittima, che viveva con la famiglia adottiva in una casa di montagna a Eagle Mountain.

    Secondo un comunicato stampa della contea, la stanza in cui il piccolo veniva rinchiuso per gran parte della giornata non aveva luce e al suo interno sarebbero stati presenti soltanto un materasso e una coperta. La porta d’accesso al seminterrato era tenuta bloccata dall’esterno mediante una corda, secondo l’accusa utile a non far scappare il bambino che lì avrebbe passato mediamente 12 ore, dalle 7 del mattino alle 19. Dal racconto del piccolo è emerso che sarebbe stato persino costretto a far sparire i rifiuti corporei per non subire rimproveri.

    Nella dieta del bambino prevalentemente carote

    I servizi sociali locali hanno anche approfondito l’analisi della dieta quotidiana del bambino, indagine dalla quale sarebbe emersa con forza la prevalenza di carote, da consumarsi obbligatoriamente prima dei pasti principali: Gli investigatori hanno anche appreso che il ragazzo è stato nutrito di una dieta che consisteva in gran parte di carote: “Avrebbe dovuto mangiare carote prima di ogni pasto e se non li avesse consumati entro un certo lasso di tempo, non avrebbe potuto mangiare il resto del pasto”, ha dichiarato lo sceriffo.

    In un’occasione, come riporta il Daily Herald, il piccolo avrebbe ricevuto una punizione per aver mangiato di nascosto in un negozio, osando così infrangere l’ordine perentorio di cibarsi prima di tutto di carote.

    Un tugurio tra ragni, scarafaggi e topi

    Il 9 agosto scorso, a carico dei coniugi Tobiasson, è stata formalizzata l’accusa di abuso su minori. Tra le contestazioni mosse ai due anche quella di aver costretto il piccolo a guardare i genitori durante i pasti, qualora non avesse completato il suo piatto di carote. In quest’ultimo caso, secondo l’accusa, i genitori si riservavano di conservare gli ortaggi per il giorno successivo, finchè non il bimbo non li avesse consumati.

    In seguito all’arresto della coppia, che ha anche una figlia biologica di 2 mesi, il bimbo adottato è stato sottoposto ad accertamenti medici che avrebbero portato ad evidenziare come l’eccessivo consumo di carote abbia influito sulla colorazione arancione della sua pelle.

    Il Daily Herald ha anche riferito che la madre adottiva, Clarissa Tobiasson, avrebbe dichiarato in sua difesa di aver costretto il piccolo a mangiare carote per indurlo ad apprezzare un cibo che aveva sempre rifiutato di mangiare. I soprusi sarebbero andati avanti per almeno un anno, e ora il bimbo si trova in un luogo sicuro. E’ stato lui stesso a raccontare alla polizia della paura vissuta in quel tugurio, condiviso, a suo dire, con ragni, scarafaggi e topi. Il fratello minore e la figlia biologica dei Tobiasson sono stati presi in carico dai servizi per l’infanzia, e con buona probabilità verranno affidati a una nuova famiglia.