Bambino muore di fame per vegliare due settimane la madre morta

Il piccolo Chadrack, un bimbo autistico di appena 4 anni, è stato ritrovato morto insieme alla madre, la 24enne Esther Eketi-Mulo, nel loro appartamento nell’East London. Il bambino, incapace di parlare, non ha potuto chiedere aiuto ed è morto di fame dopo aver vegliato per due settimane il corpo della madre morta a seguito di un attacco epilettico.

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    Bambino muore di fame per vegliare due settimane la madre morta

    Erano in molti a voler bene a Esther Eketi-Mulo e al suo piccolo Chadrack, eppure ci sono volute ben due settimane prima che qualcuno si accorgesse del loro silenzio e lanciasse l’allarme.

    La donna, una 24enne di origini congolesi, è morta a causa di un attacco epilettico nel suo appartamento dell’East London lasciando da solo il figlio di appena 4 anni che, incapace di parlare e di chiedere aiuto, è rimasto a vegliarla in silenzio per poi morire di fame 15 giorni più tardi.

    In tanti hanno dimostrato affetto e in centinaia si sono presentati al funerale della donna e del suo piccolo bambino, ma in mezzo a tanto dolore, c’è una domanda che adesso tormenta l’opinione pubblica: perché nessuno ha dato l’allarme? Come è possibile che nel 2017 un bambino possa morire di fame senza che nessuno se ne accorga?

    La morte di Esther e del piccolo Chadrack

    Mentre Esther moriva nel suo appartamento a Trelawney Estate ad Hackney, un borgo a nord-est di Londra, il figlio di 4 anni affetto da autismo non è riuscito a chiedere aiuto ed è stato ritrovato solo due settimane dopo, morto anche lui e avvinghiato al corpo della madre, dopo che un familiare ha lanciato l’allarme.

    Uno zio di Esther, insospettito perché non rispondeva al telefono, si è recato a casa della donna e sentendo uno strano odore che proveniva dall’appartamento ha realizzato che qualcosa non andava e ha chiamato la polizia.

    Il senso di colpa di amici e familiari

    Gli amici e i parenti delle due vittime non riescono a darsi pace, non trovano spiegazione a quanto accaduto e sono in preda ai sensi di colpa. “Ci sono state molte lacrime quando hanno chiuso Esther e Chadrack nella bara” ha confidato un amico di famiglia. Mentre un altro amico della donna, in un momento di commozione, ha aggiunto “Esther, amavi tuo figlio così tanto che non hai voluto lasciarci senza di lui”.

    A quanto pare i familiari della donna avevano provato a contattarla al telefono, ma nonostante non avessero mai ricevuto risposta non hanno pensato che potesse trattarsi di qualcosa di grave.

    Il dolore dei vicini

    Anche i vicini hanno confermato di non aver sentito o visto nulla che potesse far loro sospettare che qualcosa non andava.

    Justin King, una vicina di casa che abitava nell’appartamento accanto a quello di Esther, non si è accorta di nulla. “È molto triste” ha detto la donna “sono sconvolta se penso che avrei potuto salvare il bambino, ma semplicemente non ho pensato che ci fosse niente di strano”.

    Un altro vicino ha aggiunto “avrei potuto aiutare il piccolo, ma non lo sapevo. Chadrack aveva solo bisogno solo di cibo e acqua. È morto perché era affamato non perché gli è capitato qualcosa”.

    Il ruolo delle istituzioni e della scuola

    Questa triste vicenda pone anche degli interrogativi su quello che dovrebbe essere il ruolo delle istituzioni e della scuola. Ci si chiede infatti come sia possibile che un bambino in età scolare con le sue gravi disabilità sia stato lasciato al suo destino senza che nessuno si occupasse di lui.

    Dalla sua scuola, la Morningside Primary ad Hackney, fanno sapere che per un po’ di tempo lo staff era andato in visita a casa del piccolo per scoprire i motivi della sua assenza da scuola, ma non riuscendo ad avere accesso al palazzo, dopo due visite, ci ha rinunciato.

    E ora tutti chiedono a gran voce un sistema di allerta efficiente che vigili adeguatamente sulle assenze dei bambini da scuola in modo da evitare che simili tragedie accadano ancora e sperare, la prossima volta, in un lieto fine.