Bambini e alimentazione: obesità infantile

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    La presenza di obesità infantiile e adolescenziale continua ad aumentare nel nostro Paese ed è molto più sviluppata rispetto a quella degli adulti. Un dato allarmante che proviene da cause sia psicologiche che alimentari legate al mondo dei bambini, che affronteremo oggi.

    Psicologicamente il bambino obeso dà l’impressione di mangiare per non pensare, per non sentire la solitudine, la depressione, l’aggressività che lo colpiscono o lo circondano. Lo status di obesità sembra dunque essere progettato per proteggere il bambino dall’ambiente esterno che viene tenuto a distanza.

    E’ convinzione di moloti che la colpa dell’obesità infantile sia da attribuire ai singoli alimenti, soprattutto a merendine, dolciumi e snack vari.

    In pochissimi casi essa è derivata da patologie del sistema endocrino, mentre nella maggior parte delle situazioni è legata ad abitudini alimentari scorrette e ridotto consumo energetico.

    Un recente studio italiano (Cairella G et al), condotto su circa 490 scolari romani di età compresa tra gli 11 e i 14 anni, ha evidenziato come obesità, vita sedentaria e ipertensione arteriosa fossero direttamente in relazione tra di loro mentre singole abitudini alimentari non sono risultate correlate ai valori della pressione arteriosa.

    Tutte le raccomandazioni per una corretta nutrizione della popolazione adulta e dei bambini prevedono, al contrario, la suddivisione degli alimenti assunti nelle 24 ore in almeno cinque pasti giornalieri, iniziando dalla colazione.

    E’ consigliato che i bambini assumano cibo ogni 3 ore circa tra il risveglio ed il riposo notturno, mentre i ragazzi in sovrappeso sono spesso quelli che non fanno abitualmente la prima colazione.

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