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Attentato a Dacca: le vittime dell’ultima strage dell’Isis

Attentato a Dacca: le vittime dell’ultima strage dell’Isis
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    Attentato a Dacca: le vittime dell’ultima strage dell’Isis

    Il terribile e atroce attentato dell’Isis a Dacca ha provocato 20 morti. Tra le vittime figurano anche 9 italiani: Adele Puglisi, Marco Tondat, Claudia Maria D’Antona, Nadia Benedetti, Vincenzo D’Allestro, Maria Riboli, Cristian Rossi, Claudio Cappelli e Simona Monti. Le vittime italiane erano imprenditori o lavoratori del settore tessile. Al momento dell’irruzione dei jihadisti all’Holey Artisan Bakery di Dacca vi era anche lo chef italiano Jacopo Bioni, veronese di 34 anni, che si è salvato scappando dal tetto. L’imprenditore veronese Gian Galeazzo Boschetti si era invece allontanato dal tavolo dopo aver ricevuto una telefonata e si era nascosto per 5-6 ore tra i cespugli del giardino. Ecco le storie e i volti italiani vittime della spaventosa e agghiacciante strage terroristica che ha causato il maggior numero di vittime civili italiane dopo l’11 settembre del 2011.

    Adele Puglisi

    Adele Puglisi aveva 54 anni ed era originaria di Catania, dove viveva da sola in un vecchio palazzo nel rione del Fortino. Parlava cinque lingue ed era dal 2014 un manager del gruppo Artsana, il colosso di prodotti per l’infanzia che controlla tra l’altro il marchio Chicco. Proprio in vista del ritorno in Italia, Adele Puglisi aveva deciso di andare a cena con la sua vecchia amica Nadia Benedetti, insieme alla quale per un periodo aveva anche lavorato nell’azienda inglese Studiotex, al ristorante-bar dove si è consumata la strage. I suoi vicini di casa di Catania hanno dichiarato ai cronisti: “Era una donna buona e solare che amava viaggiare e il mare. A Catania stava al massimo 20 giorni l’anno perché era sempre in giro per il mondo per il suo lavoro”.

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    Nadia Benedetti

    Nadia Benedetti aveva 52 anni ed era imprenditrice tessile di Viterbo. Adorava cantare. Non era sposata e non aveva figli. La sua principale passione era il lavoro. Lavorava sia per la Studiotex sia per la ditta di famiglia, la Bengler. “Non c’è più – ha scritto la nipote Giulia sui social – non la rivedremo più, non parleremo, non commenteremo i colori delle magliette da produrre, mio padre non la andrà più a prendere all’aeroporto, non andremo a cantare insieme come ci eravamo ripromesse. Un branco di bestie ce l’ha portata via – ha proseguito – non lasciate che si perda il suo ricordo, non dimenticate cosa è successo, non permettete a questi pazzi di commettere altre stragi”.

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    Simona Monti

    Simona Monti aveva 33 anni ed era originaria di Magliano Sabina (Rieti). Conosceva il cinese e viveva in Bangladesh da un anno e mezzo dove lavorava come consulente per l’azienda tessile di Nadia Benedetti. La giovane consulente era incinta di sette mesi. “E’ una cosa terribile – ha detto il sindaco di Magliano Sabina, Alfredo Graziani – Era una ragazza intelligentissima, conosceva il francese, il cinese, l’inglese, rappresentava l’eccellenza fra i giovani d’oggi e sognava di poter lavorare nel suo Paese. Ha portato Magliano nel mondo.

    Era anche molto sensibile e in Bangladesh, oltre a lavorare, amava aiutare la popolazione. Era convinta che aziende come quelle per la quale lavorava lei rappresentassero una vera possibilità di sviluppo per la gente del posto”. Don Luca Monti, il fratello della 33enne di Magliano Sabino, ha affermato ai giornalisti: “Questa esperienza di martirio per la mia famiglia e il sangue di mia sorella Simona spero possano contribuire a costruire un mondo più giusto e fraterno”.

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    Maria Riboli

    Maria Riboli era nata il 3 settembre 1982 ad Alzano Lombardo. Originaria di Borgo di Terzo, in valle Cavallina, dopo il matrimonio si era trasferita a Solza, nell’Isola bergamasca. Era mamma di una bambina di tre anni. Era da qualche settimana in Bangladesh per lavoro. Venerdì sera era andata tranquillamente all’Holey Artisan Bakery per trascorrere la serata in compagnia di cinque amici italiani. “Siamo vicini alla famiglia – ha asserito il sindaco di Borgo di Terzo, Stefano Vavassori – Mi ricordo di Maria quando abitava da noi e frequentava la nostra parrocchia. Era una ragazza solare, sempre disponibile e pronta ad aiutare il prossimo”.


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    Claudia D'Antona

    Claudia D’Antona aveva 56 anni ed era laureata in legge all’Università di Torino. Era managing director della Fedo Trading Ltd, di cui il marito Gian Galeazzo Boschetti era partner, ed era volontaria della Croce Verde. La coppia viveva da oltre vent’anni in Bangladesh e gestivano un’azienda tessile oltre ad essere coinvolti anche nella missione umanitaria Interethnos Interplast Italy onlus. “La nostra equipe ha fatto cose straordinarie per la popolazione anche grazie a Gianni e Claudia – ha raccontato il professor Paolo Morselli al quotidiano La Repubblica – Ci hanno aiutato, hanno ospitato a casa loro 15-20 medici per due-tre settimane, ci hanno dato conforto”. Il marito di Claudia D’Antona è riuscito a fuggire nelle prime fasi dell’attacco, ma lei non ce l’ha fatta. “Per molte ore ho sperato in un miracolo – ha spiegato Gian Galeazzo Boschetti -, ma alla fine mi sono dovuto arrendere all’evidenza. Lei è morta, uccisa probabilmente da un unico colpo di pistola”.

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    Esprimiamo cordoglio e solidarietà ai famigliari di tutte le vittime di questo abominevole attentato.

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