Anziani gay, nasce la prima casa di riposo Lgbt a Roma

A Roma la prima casa di riposo per anziani omosessuali: l’idea nasce dal desiderio di voler realizzare un cohousing autogestito per tutta la comunità lgbt. Ancora in cerca di fondi, nonostante i finanziamenti del Comune e della Regione Lazio, esiste già una piccola struttura di accoglienza, una comune gay, sul modello delle Case di Diversità di Madrid e Berlino.

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    Anziani gay, nasce la prima casa di riposo Lgbt a Roma

    Nasce nella Capitale l’idea di un cohousing tra persone omosessuali over 60: a Roma è già realtà la prima casa di riposo Lgbt ed ha ricevuto i finanziamenti dal Comune e dalla Regione Lazio. Il promotore dell’iniziativa è Nicola Di Pietro, il cui intento è stato “costruire una comunità dove ci sia solidarietà e nessuno resti fuori se ha problemi economici o se non è più autonomo”. Non vuole etichettarla come la nuova comune omosex, ma semplicemente l’alternativa ad un “ospizio omofobico”.

    Casa della Diversità come a Berlino e Madrid

    All’estero questo tipo di esperienza è già realtà: esistono infatti già a Berlino e a Madrid, luoghi che accolgono anziani lgbt. A Roma è già stato individuato il luogo che potrebbe accogliere una simile struttura: al Pigneto c’è un edificio di circa 1200 mq circa, che potrebbe arrivare ad ospitare più di 20 persone. L’impresa non è facile perché acquistare un fondo del genere è improponibile ( più di 3 milioni di euro!) ed infatti quello che cerca Di Pietro sono gli investitori istituzionali o privati, lgbt e non, che offrano un immobile in affitto e i servizi di cui hanno bisogno a prezzi di mercato.

    Anche se chiamata “Casa della Diversità” ovviamente sarebbe un controsenso considerarla qualcosa di “differente”: il primo infatti a voler chiarire è proprio l’ideatore Nicola Di Pietro che dice che deve essere un luogo dove “si rispetti il principio cardine dell’accettazione piena di ogni diversità come valore”. Per questo l’idea è successivamente di aprire lo spazio di cohousing anche a giovani, così come a eterosessuali.

    Gli ospiti della casa di riposo lgbt di Roma

    E’ un gruppo eterogeneo quello degli ospiti della nuova casa di riposo. Alcuni si conoscono da anni, altri da qualche mese. È la generazione rimasta fuori dalle famiglie omogenitoriali, e sono poche le coppie unite civilmente dopo anni di battaglie. C’è chi è stato sposato in precedenza, prima di dichiarare senza problemi la propria omosessualità e c’è chi si dice felice finalmente di potersi “togliere quella maschera”.

    Uomini e donne tra i 60 e i 70 anni, pronti a fare questa esperienza di cohusing, di convivenza. Uno di loro, ex insegnante di liceo, rivendica il proprio diritto a vivere “almeno nell’ultima fase della propria vita con i propri simili e sentirsi finalmente a casa”. Nessuno di loro vuol sentire parlare di ghettizzazione: “viviamo in un mondo eterosessuale e stiamo cercando di aprire spazi di libertà in cui ciascuno possa sentirsi finalmente se stesso, siamo stufi di sentir parlare di ghetti”.

    Nella vita hanno fatto lavori diversi, dall’insegnante di liceo al ricercatore farmaceutico, dall’impiegato di banca al portiere d’albergo. Molti di loro sono soli perché hanno rotto con la famiglia di origine e se si avvicinano a un centro anziani trovano l’ostilità totale. Per questo hanno sentito il bisogno di unirsi e provare a vivere insieme.

    Una sfida molto importante e realizzarla vuol dire aggiungere un piccolo-grande mattone di civiltà nel campo dei diritti in un’epoca moderna, la stessa che ancora vede discriminata gli omosessuali rifiutati nelle case vacanza. Sì perchè, come ha avuto a dire uno degli ospiti, “di vecchi ci sono solo i pregiudizi”.

    Com’è nata l’idea della comune gay per anziani

    L’idea di vivere insieme ha radici nel 2015: quando il circolo Mario Mieli propone Angelo Azzurro, un progetto rivolto agli anziani omosessuali. Molti di loro che già si conoscevano da tempo e che sono stati nei movimenti di liberazione gay si sono riuniti e incontrati più volte per mettere insieme le idee e per realizzare un progetto di vita comune lontano finalmente dai pregiudizi. Tra un pranzo e l’altro, una partita di carte e discussioni, hanno messo a punto la loro idea della prima comunità di anziani lgbt italiana.

    Dolcetto o scherzetto?