Natale 2016

Annalisa Durante, storia dell’omicidio di una 14enne innocente a Forcella

Annalisa Durante, storia dell’omicidio di una 14enne innocente a Forcella
da in Cronaca, La mafia è Donna
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    Avere quattordici anni e vivere in uno dei quartieri più difficili di Napoli porta a non avere la concezione del bene e del male, a non saper distinguere il giusto dallo sbagliato, a non riuscire a selezionare il bello dal brutto. Se a quattordici anni è normale in qualsiasi contesto sociale essere affascinati dall’apparenza, senza domandarsi cosa ci sia davvero dietro quel presunto potere, quella ingiustificata ricchezza e quella prepotente spavalderia, figuriamoci in una realtà sovvertita come quella di Forcella.

    Se a quattordici anni per chiunque è difficile riuscire a selezionare le amicizie e non restare affascinati da chi dimostra, ovviamente senza nessuna cognizione di causa, di conoscere la vita più degli altri, figuriamoci per Annalisa che in quel quartiere era nata e con quelle persone era cresciuta.

    Così Annalisa Durante la sera 27 marzo del 2004 si trovava in via Vicaria Vecchia, una delle strade più dissestate, anche moralmente, di Napoli, con un gruppetto di amici. Fra questi c’era Salvatore Giuliano, giovane rampollo di una delle più importanti famiglie criminali napoletane. Il clan Giuliano, con a capo Luigino ‘o re, aveva comandato su Napoli e soprattutto su Forcella per decenni, ma in quegli anni si stava insediando nel centro storico della città l’Alleanza di Secondigliano e bisognava dimostrare a tutti chi erano i nuovi capi. Quella sera era il momento giusto per ufficializzare la nuova egemonia.

    Così due motorini, cercando di fare più rumore possibile affinché tutti i forcellesi potessero sentire (le esecuzioni di camorra sono soprattutto dimostrazioni di forza e segnali per la popolazione), si avvicinarono neanche troppo velocemente a quel gruppetto di ragazzi che ridevano e scherzavano, così come è doveroso che facciano i giovani in qualsiasi parte d’Italia e del mondo siano nati, e aprirono il fuoco. Il rumore dei proiettili è sordo, ma ha la capacità di sovrastare qualsiasi altro suono, soprattutto quello delle risate.

    Probabilmente Salvatore Giuliano usò il corpo di quella bambina cresciuta un po’ troppo velocemente come scudo, probabilmente fu raggiunta da un proiettile vagante sparato proprio da quell’amico di cui forse era invaghita. Poco importa. Di sicuro Annalisa Durante venne colpita alla testa e in pochi istanti stramazzò a terra, vittima innocente della camorra. Non si può, infatti, farne una colpa a una ragazza di quattordici anni di non aver saputo selezionare le amicizie, di non aver saputo scegliersi gli amici.

    A nulla servì la corsa sfrenata in ospedale, ma quella sera di esattamente dieci anni fa non morì soltanto Annalisa.

    Insieme a lei morì Napoli, che non aveva saputo ribellarsi alla ferocia dei clan, morirono le napoletane dei quartieri popolari che avrebbero potuto trovarsi nella stessa situazione di Annalisa e, se non era toccato a loro, era stato soltanto per un caso, ma anche quelle dei quartieri blasonati che appresero la notizia come se fosse avvenuta dall’altra parte del mondo e invece era successo a pochi passi dalle loro case. Morì l’Italia intera che non aveva fatto (e nemmeno ora ha fatto) nulla perché a Napoli non potessero più esserci vittime innocenti. Morimmo tutti noi che, con il nostro individualismo e la nostra vigliaccheria, abbiamo permesso e permettiamo tuttora che queste tragedie avvengano e che dopo due giorni abbiamo già dimenticato Annalisa. E chi ritiene di non avere responsabilità dirette o indirette in quest’omicidio torni all’inizio di quest’articolo e veda se, con la propria coscienza, riesce a reggere lo sguardo, furbo ma innocente, di Annalisa.

    Quella stessa sera, però, i genitori di Annalisa decisero di dare a Napoli, ai napoletani e a tutti noi la possibilità di rinascere. La famiglia Durante, infatti, decise di donare i giovani organi della figlia a chi ne aveva bisogno per sopravvivere e quindi rinascere. Così, simbolicamente, Annalisa e Napoli avevano l’opportunità di risorgere da quelle ceneri. Ma oggi, a dieci anni da quella sera, mi chiedo quanto sia stata effettivamente colta quell’opportunità.

    Forse, però, quel suo destino Annalisa lo conosceva e infatti nel suo diario segreto, come quello che molte adolescenti nascondono nel comodino, scrisse: “Vivo e sono contenta di vivere, anche se la mia vita non è quella che avrei desiderato. Ma so che una parte di me sarà immortale”. Speriamo, almeno, il suo ricordo!

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