Anna Frank con la maglia della Roma: le foto antisemite degli ultrà della Lazio

Non si placa la polemica per le foto antisemite degli Ultrà della Lazio con l’immagine di Anna Frank con la maglia romanista. La ragazzina simbolo dell’Olocausto è stata utilizzata come oggetto di scherno per offendere la tifoseria avversaria. La Figc apre un’inchiesta.

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    Anna Frank con la maglia della Roma: le foto antisemite degli ultrà della Lazio

    Episodio di razzismo nel calcio: l’immagine di Anna Frank utilizzata per uno sfottò di cattivo gusto. Nella curva della Lazio sono circolati adesivi e foto antisemite recanti la ragazzina simbolo dell’Olocausto con la maglia della Roma con la scritta “romanista ebreo”. Un’offesa che è andata oltre la goliardia e che ha spinto la Figc ad aprire un’indagine.

    Anna Frank giallorossa per offendere i tifosi romanisti

    Le foto apparse nella curva degli ultrà della Lazio hanno sollevato non poche polemiche. L’immagine incriminata era raffigurata in migliaia di volantini ed adesivi e ritraeva Anna Frank con la maglia della Roma con scritte antisemite. Anche gli spalti e le vetrate sono state tappezzate con immagini di questo tipo dal sottotitolo “romanista ebreo”. Questo perché entrambe le tifoserie della capitale vedono nel termine “ebreo” proprio un’offesa.

    Immediata la protesta, in primis quella della comunità ebraica: “Questa non è una curva, questo non è calcio, questo non è sport. Fuori gli antisemiti dagli stadi” ha scritto su Twitter la presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello. Anche l’Ucei, l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, è intervenuta condannando l’episodio e chiedendo un intervento delle autorità competenti.

    E qualcosa si è mosso: quanto accaduto domenica sera in occasione di Lazio-Cagliari è all’esame della procura della Federcalcio guidata da Giuseppe Pecoraro, che oggi aprirà un’indagine. Per il ministro per lo Sport Luca Lotti è un “fatto gravissimo, non ci sono giustificazioni: sono episodi da condannare, senza se e senza ma”.

    Tifosi laziali, adesivi antisemiti in Curva Sud

    La ragazza divenuta suo malgrado simbolo della Shoah, dalla quale da bambini a scuola abbiamo appreso grazie al suo diario gli orrori del nazismo, oggi diventa oggetto di scherno. Non solo oggi: è di qualche giorno fa la polemica sull’utilizzo del costume di Anna Frank per Halloween.

    Forse non a tutti è chiaro cosa abbia rappresentato quella 16enne morta nel campo di concentramento di Bergen-Belsen nel 1945. I suoi diari hanno regalato al mondo una toccante testimonianza di uno dei periodi più bui dell’umanità: il periodo nazista, visto dagli occhi di un’adolescente con sogni e speranze, ma che non ha potuto realizzare niente di tutto questo.

    Il comunicato degli Ultrà della Lazio: “E’ solo goliardia”

    Gli ‘Irriducibili’ della Lazio si sono detti stupiti per il tanto clamore che la vicenda ha suscitato. Hanno redatto un comunicato che di nuovo ha lasciato i più perplessi: “ E’ tutto circoscritto a un contesto sportivo animato da scherno, sfottò e goliardia”, questa la loro giustificazione.

    Intanto il presidente della squadra di calcio Claudio Lotito, oggi a mezzogiorno con una delegazione della Lazio, si recherà nella sinagoga per ricordare le vittime dell’antisemitismo. Tuttavia per il portavoce della Lazio, Arturo Diaconale, il triste episodio riguarda solo “un gruppo ristrettissimo di persone, che non coinvolge i tifosi che si sono sempre comportati bene e in maniera regolare”.

    Le immagini razziste allo stadio: i precedenti

    RAZZISMO STADI

    Purtroppo quello di Anna Frank non è il solo episodio di razzismo e antisemitismo che negli anni ha macchiato il calcio italiano. Negli stadi abbiamo assistito spesso ad offese che sono andate a toccare il colore della pelle, il credo religioso, i luoghi comuni. Spesso sono stati gli stessi giocatori ad averlo fatto.

    Tra i vari episodi ricordiamo per esempio quando il difensore serbo della Lazio Senad Lulic si rivolse al collega afro-tedesco Antonio Rudiger, difensore della Roma, nel derby capitolino dicendogli: “Due anni fa a Stoccarda vendevi calzini e cinture e adesso fai il fenomeno…”.

    Come non ricordare, anche per chi segue poco il calcio, l’interruzione durante Messina-Inter del campionato 2005-2006. Il centrocampista Marco Andrè Kpolo Zoro smette di giocare, mette il pallone sotto braccio, stanco dei continui “Buuu” razzisti provenienti dalle curve.

    GIOCATORI TREVISO CON VOLTO NERO

    Infine, tra i tanti, possiamo citare un altro caso che ebbe un grande clamore mediatico: quello che vide la tifoseria del Treviso offendere il proprio attaccante nigeriano Akeem Omolade. La sua entrata in campo inscenò una vera e propria protesta razzista con tanto di ritiro degli striscioni. Ne seguì un caso: la città si dissociò, lo sponsor voleva ritirare il suo marchio dalle maglie del Treviso. La giornata successiva tutta la squadra, l’allenatore e la panchina scesero in campo con il volto dipinto di nero.