Angelina Jolie visita a sorpresa i profughi libici in Tunisia

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    Angelina Jolie Tunisia

    La splendida Angelina Jolie ha fatto un viaggio lampo in Tunisia. Ma non per girare un nuovo film d’azione , né, tantomeno, una campagna pubblicitaria tra le dune del deserto. Non è stata, la sua, una vacanza ma una visita presso il campo profughi che ospita i rifugiati che sono scappati dalla Libia, a seguito della guerra che vede contrapposti i ribelli (aiutati dalla truppe Nato) e l’esercito leale all’(ex?) leader e dittatore Gheddafi. Una situazione insostenibile per i tanti africani che si trovavano nelle regioni libiche per lavoro, i quali si sono visti costretti a fuggire, varcando i confini con la Tunisia.

    Questi profughi (decine di migliaia), sono stati ospitati nel campo di Chouca, che si trova proprio sulla frontiera e qui, hanno avuto la lieta sorpresa di veder arrivare Angelina Jolie. L’attrice, come saprete, ricopre la carica di ambasciatrice di Buona Volontà dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite (ONU) per i Rifugiati, e proprio in questa veste ha voluto recarsi nella tendopoli, allo scopo di verificare le condizioni dei profughi africani e, eventualmente, raccogliere le loro richieste e farsene portavoce.

    Come potrete immaginare, la presenza della diva non è passata inosservata e, anzi, ha suscitato grande entusiasmo. Accolta al grido di “Angelina ti vogliamo bene”, la bella ambasciatrice si è recata preso le tende dove sono ospitati interi nuclei familiari provenienti da diversi stati africani, in attesa di poter rimpatriare. Questa, in effetti, è stata proprio la richiesta di alcuni rifugiati del Congo, del Ghana, della Nigeria: poter finalmente rientrare a casa. “Siamo stanchi di essere qui! Vogliamo tornare in Nigeria, portaci”, così si sarebbe rivolto all’attrice un profugo originario di quella nazione.

    Bisogna dare atto a star come Angelina Jolie, di aver preso davvero a cuore il loro ruolo di ambasciatori ONU, non mancando di far giungere appoggio e supporto in tutte quelle zone della terra martoriate da guerre, povertà e da tragedie di vario tipo. In questi casi la pubblicità, nel senso di risalto mediatico, è proprio funzionale al successo delle operazioni umanitarie. Ma, vorrei concludere solo con un’osservazione.

    La Tunisia è una piccola nazione che, in modo assolutamente pacifico, è stata in grado di scalzare dal governo un dittatore che teneva da 30 anni il paese in scacco, e tutto grazie ad una rivolta operata dal basso, dal popolo. Ora vive una situazione di estrema confusione, e sta cercando, tra mille difficoltà, di risorgere tramite una transizione verso un regime democratico che possa ripristinare tranquillità e crescita economica. Intanto, però, i proventi maggiori, che derivavano dal turismo, sono azzerati.

    Nel contempo, ha dovuto assorbire centinaia di migliaia di profughi provenienti dalla Libia, e lo ha fatto in modo egregio, senza lamentarsi, offrendo solidarietà, alloggio e pasti caldi. E noi, una nazione di 60 milioni di abitanti, che non è reduce da cambi di regime, che ha un’economia molto più avanzata, noi, ci lamentiamo per 20mila (non 120mila come in Tunisia) ragazzi tunisini che sono approdati sulle nostre coste per poter sperare di fare due soldi lavorando in Europa. Un lavoro per ricominciare. Io dico, dovremmo solo vergognarci per come li abbiamo trattati.

    Dolcetto o scherzetto?