Ancona, bimbo morto di otite: indagati genitori e l’omeopata

Francesco Bonifazi, bimbo di 7 anni è deceduto al Salesi di Ancona a causa di un’otite curata solo con farmaci omeopatici. Arrivato al nosocomio già in gravi condizioni, è stata accertata la morte cerebrale dopo poco. Indagati dalla Procura di Urbino i genitori e l’omeopata Massimiliano Mecozzi, che avrebbe chiesto al 118 di non somministrare alcun farmaco al piccolo.

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    Ancona, bimbo morto di otite: indagati genitori e l’omeopata

    Per la morte del piccolo Francesco di 7 anni, morto nell’Ospedale ‘Salesi’ di Ancona per un’otite curata solo con l’omeopatia, arrivano i primi avvisi di garanzia: indagati il medico e i genitori. L’accusa è di omicidio colposo. Il piccolo è morto sabato scorso, dopo 15 giorni di calvario, per le conseguenze di un’otite curata con l’omeopatia. A consigliare ai genitori questa soluzione è stato il medico indagato, Massimiliano Mecozzi, raggiunto dai carabinieri che gli hanno sequestrato farmaci, telefoni, computer e ricettari. E l’omeopata, al telefono con la madre durante il disperato intervento del 118, avrebbe detto: “Non usate farmaci”.

    Francesco, l’otite curata con l’omeopatia

    Francesco aveva sempre sofferto di otite e tutte le volte era stato curato proprio con farmaci omeopatici, ed era sempre guarito. Non questa volta. Già da giorni stava soffrendo e la cura non aveva avuto il risultato sperato, fino al peggioramento e alla morte. La Procura di Urbino ha aperto un’inchiesta.

    Maria Stella e Marco Bonifazi, la mamma e il papà di Francesco, hanno organizzato insieme al parroco del paese, don Gabriele Borganzoni, una veglia di preghiera nella chiesa di San Pier Damiani. Distrutti dal dolore, hanno anche autorizzato l’espianto degli organi del figlio: i reni e il fegato sono già stati trapiantati e hanno donato la vita a tre bambini. “Abbiamo deciso di donare i suoi organi per non far provare ad altre famiglie quello che stiamo provando noi — hanno spiegato alla coordinatrice del Centro regionale trapianti delle Marche, Francesca De Pace —. Che almeno si salvino gli altri bambini”.

    Durante la veglia in parrocchia i due genitori hanno raccontato tra le lacrime del bambino allegro e pieno di vita che era Francesco. Niente odio nelle loro parole, ma voglia di andare fino in fondo e vederci chiaro. “Noi abbiamo pensato sempre al bene di nostro figlio, ci siamo solo fidati, ecco tutto…”.

    Il gesto che ha commosso l’Italia arriva nella stessa Giornata delle donazioni di cui Francesco diventa il simbolo. Una tragedia che dona nuova vita, che ci rimanda con il pensiero al piccolo Nicholas Green, il bimbo americano morto in un agguato sulla Salerno-Reggio Calabria i cui genitori acconsentirono a donare gli organi.

    L’omeopata indagato

    Mecozzi seguiva il bambino da vari anni e lo aveva trattato in passato per altre otiti, sempre con farmaci omeopatici. Gli stessi che ha prescritto al piccolo da una quindicina di giorni a questa parte, finché le condizioni di Francesco sono peggiorate a tal punto che è stato necessario il ricovero all’ospedale di Urbino. Nel nosocomio il bambino è arrivato già in condizioni gravi, con un danno cerebrale. In seguito, è stato trasportato d’urgenza al Salesi di Ancona dove hanno tentato invano un intervento.

    A quanto trapelato, l’omeopata, Massimiliano Mecozzi medico dal 1996, avrebbe più volte ricevuto richieste da parte dell’Ordine dei medici di Pesaro a cui è iscritto quali titoli avesse per praticare l’omeopatia, ma non avrebbe mai risposto. Sembra inoltre che ai genitori di Francesco vietasse, pena le peggiori conseguenze per il bambino, di avvicinarsi alla medicina tradizionale, perché l’antibiotico era una minaccia, non la salvezza del bimbo.

    La telefonata con il medico del 118: “Non usate farmaci”

    E proprio sul fronte del divieto di utilizzo della medicina tradizionale sul piccolo Francesco, spunta il contenuto di una telefonata tra Mecozzi e un medico del 118 intervenuto sul bambino poco prima del trasporto in ospedale. “Voi dovete fare una semplice terapia domiciliare al bimbo, d’accordo?”, avrebbe detto in tono perentorio l’omeopata al dottor Mirko Volpi, del Pronto Soccorso dell’ospedale di Cagli, ricevendo un secco “No” a quella che era sembrata un’assurda richiesta, date le gravissime condizioni del bambino. Francesco, come rivelato dall’autopsia, è morto a causa di una gravissima encefalite.

    Sembra che l’omeopata, dopo aver ricevuto parere contrastante dal dottor Volpi, abbia proseguito la conversazione telefonica con la madre di Francesco, insistendo con un chiaro “Non usate farmaci”. A quel punto, sull’ambulanza in corsa disperata verso l’ospedale, la donna avrebbe ripetuto al medico del 118 di non somministrare la tachipirina a suo figlio, cui sarebbe seguita la riduzione della dose per evitare ulteriori discussioni. Questo è il racconto, cristallizzato in un verbale di sommarie informazioni che potrebbe rivelarsi cruciale, fatto dal dottor Volpi ai carabinieri del Nucleo investigativo di Pesaro. Si tratta di una testimonianza fondamentale che va ad aggiungersi al fascicolo d’inchiesta sul tavolo del procuratore di Urbino, Andrea Boni.