Ambulanza della morte a Catania: uccidevano anziani per vendere i corpi alle pompe funebri

Uccidevano malati terminali in ambulanza per rivenderli alle pompe funebri per 'un regalo' di 300 euro a salma. Partendo dalle dichiarazioni di un pentito in tv è scattata a Catania l'operazione 'Ambulanza della morte': oltre 50 casi sotto esame a partire dal 2012, 3 fin'ora i morti accertati. Un barelliere stato arrestato questa mattina con l'accusa di omicidio volontario, altri 3 sono indagati. Dietro l'Ambulanza della morte, anche Cosa Nostra

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    Ambulanza della morte a Catania: uccidevano anziani per vendere i corpi alle pompe funebri

    Uccidevano gli anziani durante il trasporto in ambulanza per rivenderli a 300 euro alle pompe funebri. Così sono decedute 3 persone fin’ora, ma altri 50 casi sono ora al vaglio dei carabinieri, di cui una decina di “maggiore pregnanza”. È accaduto a Catania, dove le forze dell’ordine questa mattina hanno arrestato il barelliere con l’accusa di omicidio volontario. Le vittime accertate sono fin’ora una donna e un uomo molto anziani e un 55enne deceduto nel 2015. I malati terminali venivano uccisi con iniezioni di aria nel sangue, per poi vendere ai familiari i servizi di onoranze funebri a pagamento.

    Ambulanza della morte, oltre 50 casi dal 2012

    L’indagine era in corso da poco meno di un anno. In televisione, grazie al programma “Le Iene” un pentito aveva ricostruito il caso: secondo il collaboratore di giustizia, le morti avvenivano durante il trasporto dall’ospedale di Biancavilla a casa dei pazienti, dimessi perché in fin di vita. I casi sarebbero iniziati nel 2012, all’insaputa dei vertici dell’ospedale e dei medici. I carabinieri hanno acquisito anche le cartelle cliniche delle vittime. Nell’inchiesta ci sono altre due barellieri indagati per altri episodi simili, a cui sono contestati gli stessi reati avvenuti su altre ambulanze.

    Operazione “Ambulanza della morte”: 300 euro a salma

    La Procura di Catania stava lavorando da mesi all’operazione “Ambulanza della morte”, aprendo un’inchiesta per omicidio dopo le rivelazioni di un collaboratore di giustizia, che ha accusato anche la mafia locale di avere avuto un ruolo di primo piano nella vicenda. Secondo il collaboratore di giustizia ai malati terminali, veniva iniettata dell’aria nel sangue, provocando così la morte per embolia. In seguito, approfittando del momento di lutto in cui versavano i familiari, veniva loro proposto un intervento di onoranze funebri. Poi, secondo il testimone, al barelliere veniva fatto “un regalino”: 300 euro a salma per la “vestizione del defunto”. Il pentito sostiene che “erano i boss a mettere gli uomini sull’ambulanza e che i “soldi andavano all’organizzazione. “La gente non moriva per mano di Dio» spiegò allora il collaboratore, ma per «guadagnare 300 euro, invece di 30 o 50».

    Ambulanza della morte agiva anche per conto della mafia

    Le “ambulanze della morte”, secondo l’accusa, agivano infatti negli interessi del clan Mazzaglia-Toscano-Tomasello e del clan Santangelo di Adrano. Secondo la Procura distrettuale di Catania, infatti, era la mafia a imporre il personale a bordo dell’ambulanza, per ottenerne un beneficio economico. L’indagine in questione, convenzionalmente denominata «Ambulanza della Morte», non è altro che la naturale prosecuzione della serrata attività intrapresa dalla Procura Distrettuale di Catania e dai Carabinieri della Compagnia di Paternò nel territorio del comune di Biancavilla ad un anno esatto dall’operazione «Onda d’Urto» e a nove mesi dall’operazione «Reset».