Natale 2016

Adozioni internazionali, tra un fenomeno in calo per tempi e burocrazia e un possibile mercato sotterraneo di truffe

Adozioni internazionali, tra un fenomeno in calo per tempi e burocrazia e un possibile mercato sotterraneo di truffe

La denuncia tramite l'inchiesta esclusiva di Nanopress.it che rivela un sistema di annunci sul web per adottare bambini sudamericani

da in Attualità, Cronaca bianca
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    Le adozioni internazionali, a livello globale, registrano un decremento notevole delle pratiche andate a buon fine. Il nostro paese, secondo l’ultimo rapporto della Commissione Adozione, datato 31 dicembre 2013, passa dai 3.106 minori stranieri autorizzati all’ingresso in Italia del 2012 ai 2.825 del 2013. Per i tempi e la burocrazia esiste la possibilità che s’inneschi un meccanismo pericoloso, che rischia di scivolare nell’illegalità? L’ipotesi può esistere e diventa possibile che quanto scoperto dall’inchiesta esclusiva di Nanopress.it corrisponda al vero. La redazione ha portato alla luce degli annunci su forum del web, dove è possibile mettersi in contatto con presunte donne disposte a far adottare i propri figli, versando somme di denaro per sopperire a eventuali contesti d’indigenza. Vere o presunte truffe che siano, il solo fatto che esistano, dovrebbe far riflettere sulla grave situazione in cui si ritrovano moltissimi minori e moltissime donne che partoriscono, magari in seguito a violenze, in paesi molto poveri, che non assicurano nessun tipo di mezzo di sussistenza, alla mamma e al bambino.

    Spesso si perde di vista la luce fuori dal tunnel dell’attesa all’interno delle maglie sempre più strette della burocrazia di differenti paesi, che non parlano la stessa lingua, non solo a livello di idioma ma proprio come pratiche d’assistenza. La difficoltà dei rapporti tra diversi Paesi, soprattutto se extraeuropei, era stata evidenziata anche nell’inchiesta che abbiamo pubblicato sui minori stranieri non accompagnati, un vero fenomeno dilagante negli ultimi anni. Ma chi vuole adottare in Italia? Chi sono questi bambini? Da dove vengono? Quali sono le difficoltà? Cerchiamo di fare un attimo il punto della situazione. Sempre facendo riferimento all’ultimo rapporto del 2013, la regione dove si adotta di più è la Lombardia, anche se registra un calo: “Il tasso medio annuo delle coppie adottanti per regione di residenza fa segnare il dato più elevato in Liguria, con un valore di 45 coppie ogni 100 mila coppie coniugate di 30-59 anni, seguita da Toscana (42,8), Molise (36,6), Veneto (34,4) e Lombardia (33,3)”; le principali città sono Milano, Roma, Firenze e Venezia. L’età media dei genitori è di 42,7 anni per i padri e 40,9 per le madri e la motivazione maggiore rimane quella dell’infertilità della coppia, seguita da un desiderio affettivo.

    Per quanto riguarda i bambini invece? Si riduce il numero dei minori provenienti dall’Europa, che passano dal 60,9% del 2001 a circa il 48% del 2013, e aumentano quelli provenienti dagli altri continenti: i minori originari dall’America Latina dopo aver avuto un incremento significativo nel periodo 2006-2012 subiscono un calo nel 2013; i minori asiatici passano dal 12,5% del 2001 al 13,1%% del 2013 e quelli di origine africana quadruplicano la loro presenza, passando dal 4,8% del quinquennio 2000-2005 al 20,2% del 2013. L’età media dei bimbi è di circa cinque anni ma ci sono dei picchi: 8,9 anni gli ucraini e 2,3 gli etiopi.

    Le critiche che vengono mosse sono spesso legate ai tempi: quanto impiega un bimbo abbandonato in un istituto ad arrivare da una famiglia italiana che lo aspetta con tanto amore? Il rapporto prende in esame i quattro paesi da dove proviene la maggior parte dei bimbi abbandonati: la Federazioni Russa, il Brasile, il Vietnam e l’Etiopia, sempre nel 2013. Nel primo caso “Il tempo medio che i bambini russi adottati dalle coppie italiane hanno trascorso in istituto è stato di 25 mesi, con un età media dei bambini di 4,6 anni al momento dell’adozione”. Tempi che aumentano se si tratta di minori brasiliani: “I bambini vengono collocati in strutture di accoglienza per un tempo medio di 48 mesi, mentre dalla data della perdita della potestà genitoriale fino all’autorizzazione all’ingresso passano mediamente 22 mesi”. Per il Vietnam dal momento dell’abbandono all’ingresso dei bambini in Italia passano in media 20 mesi e 19 mesi dalla data di inserimento in istituto, infine per l’Etiopia dall’abbandono all’ingresso in Italia passano 14 mesi, il più basso dei quattro presi in esame.

    Sicuramente le Autorità Centrali e il sistema di controllo sono necessari per proteggere i minori e prevenire che si lucri sulle adozioni internazionali ma gli appelli delle associazioni coinvolte quotidianamente nelle pratiche non mancano. Non si tratta infatti solo di tempi ma anche di costi e restrizioni sempre più ampie, come denuncia l’Ong Ai.Bi (Amici dei Bambini): “La burocrazia gioca contro le adozioni internazionali anche in molti luoghi di provenienza dei bambini. Alcuni di questi hanno introdotto procedure molto più lunghe e restrittive. Ci sono oggi nazioni che non rilasciano decreti a genitori obesi o che richiedono di provare la disponibilità di un certo livello di ricchezza in banca”.

    La stessa Ai.Bi, all’inizio di quest’anno, ha stilato delle proiezioni per dare una prima idea sull’andamento delle adozioni internazionali nel 2015: “Le stime parlano di poco meno di 2.100 minori stranieri adottati da meno di 1.800 coppie, con un calo del 5% rispetto al 2014″. Il fenomeno non sembra dare grandi speranze per il futuro, nonostante i grandi enti cerchino di stringere i denti in questa desolante situazione – si legge nella nota – Anche sul fronte delle coppie, l’emorragia purtroppo non si ferma. Secondo le proiezioni, nel 2015, le famiglie italiane che avrebbero concluso un’adozione internazionale sarebbero state circa 1.750, in calo rispetto alle 1.800 stimate per il 2014. Netto il calo rispetto agli anni precedenti, quando le coppie adottive furono 3.241 nel 2010 e 2.291 nel 2013″. Questo quadro potrebbe essere quindi terreno fertile per sistemi altri, fuori dalla legalità, che sfruttino la voglia di avere un figlio di molte famiglie italiane e non, desiderose di salvare anche un bimbo da una situazione d’indigenza.

    LEGGI TUTTA L’INCHIESTA SULLE ADOZIONI DI NANOPRESS.IT

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