Natale 2016

Adozione a distanza, un gesto che può cambiarti la vita. La testimonianza di Airles

Adozione a distanza, un gesto che può cambiarti la vita. La testimonianza di Airles
da in Bambini, Mamma
Ultimo aggiornamento:

    Airle e la sua famiglia

    L’adozione a distanza è un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi. Anche noi di PourFemme ve ne abbiamo parlato spesso sottolineado l’importanza di questo gesto capace di cambiare la vita a chi è stato meno fortunato. Ma volevamo fare di più, vederci chiaro. Per questo la redazione di PourFemme ha intervistato Airles una sostenitrice di Coopi, che ha adottato due bambini tramite questa organizzazione internazionale.

    Airelis tu hai adottato due bambini a distanza grazie a Coopi, com’è nata in te la voglia di occuparti di loro?

    La voglia è nata parlandone con i miei genitori. Era da molto tempo che ci pensavamo ma non eravamo mai passati “alla pratica”. Abbiamo rimandato per anni il lavoro di “ricerca” di informazioni a riguardo, anche per una mia profonda diffidenza. Lavoro nel sociale da diversi anni e ho potuto, purtroppo, verificare con quanta facilità alcune associazioni speculino sull’adozione a distanza. Non è raro sentire di veri e propri casi di frode o sentire esperienze negative di parenti e conoscenti che inviano soldi senza avere mai la possibilità di verificare con i loro occhi dove e come realmente vengono utilizzati.

    La voglia di adottare un bambino a distanza nasce da un istinto materno o dalla consapevolezza che non si può far finta di nulla di fronte a situazioni così disperate?

    Credo che l’istinto materno non abbia molto a che fare con questo tipo di adozioni. Per quanto mi riguarda la voglia è nata dalla concreta possibilità di poter fare la differenza per qualcuno con un sacrificio si impegnativo ma fattibile. Nel mio caso hanno influito senz’altro il fatto di avere origini peruviane (mia madre), l’essere assistente sociale, e amare i “così detti” paesi in via di sviluppo; penso che sia grazie a loro che l’occidente può considerarsi “paese industrializzato” e che se fossi io a vivere uno stato di estrema povertà apprezzerei che una persona mi desse una mano.

    Ti va di raccontarci la storia di Esleter e Gerson i tuoi due “figli”?

    Considero Esleter e Gerson come dei fratellini più piccoli. Hanno entrambi un bel carattere. All’inizio timidi e poco loquaci, poi allegri e chiacchieroni. La situazione economica dei loro familiari non permette loro di stare in casa; per questo vivono con altri bambini e ragazzi nel centro Sagrada Familia nel quartiere Ventanilla di Lima.

    La loro storia è molto simile a tante altre purtroppo…ma stando nel centro oltre a studiare possono imparare un mestiere e stare con bambini della loro età, vivere un’infanzia quasi “normale”. Mi piace l’idea che il nostro contributo permetta a loro di “investire” sul loro futuro senza distaccarli troppo dalle loro origini.

    Hai avuto modo anche di incontrarli sempre grazie a Coopi?

    Si, grazie a Coopi ho avuto modo di andarli a visitare nel centro in cui vivono. E’ stata un’esperienza stupenda che mi porterò sempre nel cuore. I bambini hanno voluto mostrarmi tutto il centro e descrivermi le attività che svolgono. Sono stati molto contenti di conoscere me e i miei genitori. Quando li abbiamo salutati prima di andare via si sono commossi, ed è stata una fitta al cuore!

    Come hai incontrato Coopi? Ti reputi soddisfatta di tutto ciò che l’associazione fa per tutti i bambini che hanno avuto la sfortuna di nascere nella parte sbagliata del mondo?

    Avevo già sentito parlare di Coopi ma ho raccolto maggiori informazioni da internet. Cercavo un’associazione possibilmente laica e che prevedesse di incontrare i bambini adottati. Sono pienamente soddisfatta del modo in cui lavora e felice di avere conosciuto alcuni degli operatori che s’impegnano ogni giorni sul campo in maniera concreta e sicuramente produttiva.

    Grazie mille Airles e grazie mille Coopi.
    Airless e i suoi figli

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