Aborto, le proposte di modifica alla legge 194: ridurre il numero di obiettori

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    Aborto, le proposte di modifica alla legge 194: ridurre il numero di obiettori

    Arrivano le proposte di modifica alla tanto discussa legge 194, quella sull’aborto, in primis per ridurre il numero di obiettori negli ospedali. La legge, risalente al 1978, garantisce il diritto di abortire alla donna e allo stesso tempo quello dei medici obiettori di non prendere parte alle procedure di interruzione di gravidanza. Il problema, di cui anche Pourfemme aveva già parlato, è l’alto numero di medici obiettori nel nostro Paese: la media nazionale è del 70% e tra le proposte di modifica c’è quella di portarlo almeno al 50%. Ma la proposta prevede anche altri cambiamenti. Vediamo di capire quali.

    Sono diversi i partiti che chiedono una revisione della legge “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”.

    Oltre alla riduzione del numero dei medici obiettori, come chiesto da Alternativa libera-Possibile e tra i primi firmatari Beatrice Brignone e Giuseppe Civati, c’è chi nel Pd vuole togliere l’esercizio di direttore di struttura sanitaria a chi è obiettore. E’ la deputata del Pd Giuditta Pini a chiederlo: “L’obiezione di coscienza è un diritto e uno strumento di tutela, non deve diventare un abuso, e deve essere sempre garantita la presenza di medici non obiettori. Tutto ora è delegato alle Regioni, che però in questi anni non hanno agito, portando a situazioni limite. Per questo si chiede anche una centralizzazione del controllo e della mobilità dei medici nelle strutture, in modo che non siano penalizzati sempre i pochi non obiettori, costretti a spostarsi perché i soli a effettuare il servizio richiesto”.

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    Il senatore Maurizio Romani, ex Movimento 5 stelle, invece chiede un cambio di rotta sulle percentuali di presenza: attualmente i medici obiettori sono il 70%, con picchi in alcune Regioni del 90%, percentuale che dovrebbe essere invertita. Afferma infatti: “in uno stato laico questo è una sconfitta perché significa che la legge non viene tutelata. Chi non vuole fare interruzioni di gravidanza, non dovrebbe fare il ginecologo, i legislatori invece hanno il compito di fare leggi e farle applicare”.

    Per Paola Binetti, di Area popolare (Ndc-Udc) “si può lavorare di più sul supporto psicologico e sanitario, sulla prevenzione e l’educazione sessuale, perché ci deve essere sia libertà di chiedere un’interruzione di gravidanza che quella di rifiutarla”. L’accusa della senatrice che è anche psichiatra, ci sono ospedali come il Gemelli in cui non si pratica proprio l’aborto.

    Tutte queste proposte ancora non sono state calendarizzate, ma hanno a che fare con un problema che torna sempre a farsi sentire. Con il caso della donna morta a Catania perché il medico obiettore si rifiutava di estrarre il feto vivo, si alzò di nuovo il polverone in politica. Si parlò allora, dello scontro tra etica e diritto, di istituire la Giornata dell’aborto sicuro e soprattutto di ribadire che anche il testo della legge indica che in caso di emergenza e di pericolo di vita della donna, l’obiezione di coscienza non possa essere invocata dal personale sanitario.

    Le resistenze alle modifiche della 194: obiettori, Chiesa, movimenti provita

    L’autorità europea aveva già condannato l’Italia per la difficoltà di applicazione della legge per le donne e anche per le condizioni in cui deve lavorare la minoranza di medici non obiettori, chiamando la 194 “una legge a metà”.

    Nonostante l’apertura di Papa Francesco con il suo invito ai sacerdoti di assolvere dai peccati di aborto, da sempre c’è scontro sul tema tra la Chiesa e i movimenti e le associazioni provita.

    Nonostante anche il Consiglio Comitato Europeo sui diritti sociali del Consiglio d’Europa abbia accusato la difficile applicazione della 194, ancora non si trova una soluzione. E il governo risponde illustrando i dati positivi sull’aborto e sugli obiettori: il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin segnalò un calo di aborti di 131216 unità negli ultimi trent’anni e una diminuzione totale di non obiettori di 117 unità. Ma secondo l’avvocato che ha presentato i reclami in Europa, Marilisa D’Amico, “non è possibile dire che in Italia va tutto bene in base ai dati, perché dove è previsto un diritto, deve esserci anche l’assicurazione che esso sia garantito, e i fatti dimostrano che nel nostro paese non è così”.