Aborto: il 1° febbraio in piazza a sostegno delle donne spagnole

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    Yo decido

    Il 1° febbraio si scenderà in piazza a sostegno delle donne spagnole sul tema dell’aborto. Dopo la proposta avanzata dal governo di Spagna di modificare la precedente legge Zapatero, autorizzando l’interruzione di gravidanza solo nei casi di violenza sessuale o grave rischio per la salute della donna, il gentil sesso di tutta Europa si è mobilitato in massa, organizzando nel primo giorno di febbraio diverse manifestazioni. Oltre a numerose iniziative di raccolte firme e proteste, El tren de la libertad consegnerà al capo del Governo spagnolo un messaggio intitolato Porque yo decido mentre in Italia le associazioni dei centri antiviolenza chiederanno di risolvere definitivamente il problema dell’obiezione di coscienza.

    Perché le donne spagnole protestano?

    Con il nuovo provvedimento del governo spagnolo l’aborto non sarà più riconosciuto come un diritto, ma diventerà un reato che in alcune circostanze non sarà soggetto a sanzione penale. Se la proposta di legge dovesse essere approvata, in Spagna la pratica dell’interruzione di gravidanza sarà legale solo in alcuni casi particolari. L’aborto sarà autorizzato solo fino alla 14esima settimana in caso di stupro e fino alla 22esima in caso di grave rischio per lo stato psico-fisico della donna. Inoltre, a certificare la sussistenza dei pericoli per la mamma, dovranno essere due medici. 16enni e 17enni potranno invece abortire solo con il permesso dei genitori.

    Qual è la situazione attuale?

    Al giorno d’oggi l’interruzione di gravidanza, in Spagna, è un diritto che la donna può ottenere fino alla quattordicesima settimana di gravidanza e, fino alla ventiduesima, nel caso in cui il feto presenti delle gravi malformazioni. Se la proposta di legge dovesse essere approvata, lo stato di salute del feto non costituirà un motivo sufficiente per praticare l’aborto.

    Una decisione sofferta

    Ogni donna che giunge a decidere per l’interruzione di gravidanza, lo fa con sofferenza. È una pratica che si riverbera non solo sulla vita che porta in grembo, ma anche sul suo benessere psico-fisico. Alle volte capita spontaneamente, in altre sono le circostanze ad indurre la donna a decidere in questo senso: violenza sessuale, grave malformazione e in alcuni casi, una situazione economica non del tutto florida. Il 1° febbraio si scenderà in piazza anche contro l’obiezione di coscienza, ossia la possibilità per i medici, ginecologi e anestesisti, di scegliere se praticare l’intervento oppure no. Il loro numero è in continuo aumento anche in Italia.

    Dolcetto o scherzetto?