Abortisce da sola in bagno: costretta dai medici obiettori di coscienza

Abortisce da sola in bagno: costretta dai medici obiettori di coscienza
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    Medici obiettori di coscienza, abortisce da sola in bagnoValentina Magnanti, 28enne affetta da una rara malattia genetica trasmissibile, nell’ottobre 2010 si trova costretta ad abortire sola in un bagno dell’Ospedale Pertini di Roma, dove viene ricoverata per un’interruzione di gravidanza volontaria. Una decisione sofferta ma necessaria, considerando il grave stato di salute del feto, non condivisa però dai medici obiettori che avrebbero dovuto assisterla durante l’aborto. Per scrupolo morale il personale dell’ospedale l’abbandona a se stessa, lasciandola partorire tutta sola in un bagno, aiutata esclusivamente dal marito Fabrizio.

    A far luce sulla terribile vicenda è stata l’associazione Luca Coscioni in un conferenza stampa tenutasi a distanza di 10 anni dalla famosa Legge 40, durante la quale l’Italia è stata bocciata dall’Europa per il modo di affrontare la questione aborto. Tutto ha inizio nel 2006, quando Valentina scopre di avere una patologia genetica trasmissibile di rara gravità. Consapevole dei rischi per un eventuale figlio naturale, nel 2010 decide comunque di portare avanti la sua gravidanza, ma la villocentesi effettuata presso il Policlinico di Tor Vergata ha un esito sconvolgente: la bimba che aspetta è malata, i medici le consigliano vivamente l’aborto. Valentina decide così, insieme al marito, di interrompere la gravidanza, facendosi ricoverare presso l’Ospedale Sandro Pertini. Qui però sono tutti obiettori di coscienza contrari all’aborto volontario, il foglio di ricovero tarda infatti ad arrivare. La terapia di induzione al parto ha inizio il 27 ottobre, ma nessuno sembra disposto a supportarla, nonostante le ripetute richieste di soccorso.

    La giovane si trova così costretta ad affrontare 15 ore di dolori, vomito e svenimenti tutta sola, sino al tragico epilogo: il parto del feto morto in un bagno dell’ospedale. Ad oggi Valentina dichiara: “Nessuna donna al mondo dovrebbe provare quello che ho provato io e che purtroppo ancora tantissime donne provano.”

    Questa triste vicenda, come dichiarato dalla diretta interessata, avrebbe potuto essere evitata se solo la legge 40 non le avesse impedito di accedere al programma di fecondazione assistita. A tal proposito Valentina ha commentato: “A me questa legge ingiusta concede solo di rimanere incinta e scoprire, come poi è avvenuto, che la bambina che aspettavo era malata, condannata, lasciandomi libera di scegliere di abortire, al quinto mese: praticamente un parto”. Senza contare il comportamento immorale dei medici obiettori, in Lazio molto numerosi, che l’avrebbero abbandonata a se stessa in un momento così delicato. Colpa, secondo lei, dello Stato, incapace di garantire un servizio sanitario degno di un Paese che si possa definire civile. Se al tempo Valentina decise di lasciar perdere, oggi tutto è cambiato. Questa parrucchiera 28enne dallo sguardo combattivo ha preferito rompere il silenzio denunciando l’accaduto, lottando con tutte le sue forze contro la legge 40, affinchè chi soffre di malattie genetiche possa un giorno avere accesso alla fecondazione assistita.

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    SCRITTO DA PUBBLICATO IN AbortoCronaca Ultimo aggiornamento: Mercoledì 12/03/2014 12:53
     
     
     
     
     
     
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