Natale 2016

6 febbraio: Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili [VIDEO]

6 febbraio: Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili [VIDEO]
da in Violenza sulle donne
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    Il prossimo 6 Febbraio si celebrerà la Giornata Mondiale contro le mutilazioni genitali femminili: una giornata simbolica per dire basta alla violenza e agli abusi sulle donne. Quella delle mutilazioni femminili è una pratica che colpisce ancora troppe donne: si calcola che nel mondo siano circa tre milioni le bambine sottoposte a questa tortura. Usanze ormai consolidate ma, per questo, non meno terribili, che provocano sofferenze atroci nelle vittime e, talvolta, anche la morte. L’infibulazione inoltre porta le donne ad avere gravi disturbi durante il parto e infezioni pericolose.

    Tantissime le iniziative in tutto il mondo per dire basta a questa pratica considerata barbara e incivile. Le bambine sono costrette a subire questa violenza e porteranno per tutta la vita i segni fisici ma anche psicologici dell’infibulazione. Giornate come questa, come anche quella contro la violenza sulle donne, sono fondamentali per dare un segno forte contro pratiche inaccettabili.

    Così lunedì 6 febbraio è stata indetta, come ogni anno, la Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. Non dimenticatevi di dare anche voi un segno forte e di dire basta a queste pratiche violente e che ledono irreparabilmente la dignità della donna.

    L’infibulazione è una pratica ancora molto, troppo, diffusa che prevede l’asportazione completa o parziale dei genitali femminili esterni: sono 140 milioni le donne in tutto il mondo che sono state sottoposte a queste mutilazioni.

    In questi ultimi anni sono tantissime le associazioni, compreso l’OMS che hanno lanciato l’allarme.

    Una violazione dei diritti umani incettabile, che non può essere giustificata con le tradizioni e il fervore religioso. Pare però che qualcosa si stia muovendo. Piccoli passi fondamentali per dire basta a queste torture: pensate che in Gambia i capi tribù hanno deciso di proibire questa pratica e che moltissime first lady di paesi come Benin, Guinea Bissau, Uganda, Burkina Faso, sono scese in campo per dire basta a queste pratiche incivili.

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